ReliPress | RELIGIOUS LIFE PRESS
Dicembre 2012

A…come Accoglienza

Grandi edifici e persone consacrate che invecchiano: binomio possibile e vitale se si ha un cuore accogliente. Un'esperienza parigina

Sergio Rotasperti

Grandi strutture vuote e la vita consacrata che invecchia: un nodo non facile da sciogliere che costringe ad un ripensamento della propria presenza fino alla chiusura delle comunità e delle opere. Nel cuore di Parigi le nuove povertà che emergono con la crisi finanziaria hanno portato una  comunità religiosa a ripensarsi sul territorio, nonostante l’avanzare dell’età che pone molti istituti nella sola ottica del ridimensionamento.

Un rilevante problema a Parigi è la carenza di alloggi che riduce in povertà molte persone e famiglie. E così le Suore del Santissimo Salvatore (in francese: Sœurs du Très Saint Sauveur) hanno aperto le porte della loro grande casa ristrutturandola in funzione dell’accoglienza . In collaborazione con l’APA (Association Pour l’Amitié) ora accolgono persone sole o senza fissa dimora o in disagio sociale, riattualizzando lo spirito della loro fondatrice Élisabeth Eppinger (1814-1867). Non potendo più andare di casa in casa a trovare le persone sole e povere, divenute anziane hanno fatto dei poveri i loro vicini di casa!

Ma l’accoglienza non si è fermata qui. Rispondendo una richiesta apparsa sul sito della Conferenza dei superiori e delle superiori maggiori francesi (CORREF) condividono ora una parte della loro struttura con una comunità religiosa rimasta senza casa, nel rispetto dei diversi tempi e ritmi.

Che valutazione dare? Le suore sono convinte di aver risposto al carisma iniziale della fondatrice e alla Chiesa locale, e vivono tutto ciò con gratitudine e gioia. Esse scrivonno: «Alors que la plupart des sœurs ne sont plus en mesure de rendre visite aux personnes seules du quartier, comme ce fut le cas encore récemment, la réalisation de ces projets a permis à la communauté de nouer des relations avec un proche voisinage, de s’ouvrir à une solidarité effective. Nous nous en réjouissons et nous rendons grâces à Dieu pour cette occasion de répondre, avec d’autres, à l’appel des évêques de France dans la démarche “Diaconia 2013”.»

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