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Dicembre 2012

Consacrazione e Servizio 12/2012

Evangelizzare è contemplare il mistero di Dio che si incontra al pozzo del povero

è disponibile online il numero di dicembre di Consacrazione e Servizio.

 

Dal 7 al  28 ottobre 2012 si è tenuto a Roma la XIII assemblea sinodale ordinaria dei vescovi sul tema: La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. È emersa una Chiesa viva, pronta a raccogliere le problematiche e le sfide del nostro tempo come opportunità, per un nuovo slancio di evangelizzazione. Frutto finale dei lavori sinodali è ilMessaggio al popolo di Dio. Pubblichiamo qui di seguito ampi stralci dall’edizione apparsa su L’Osservatore Romano (27 ottobre 2012).

Come la samaritana al pozzo

Ci lasciamo illuminare da una pagina del Vangelo: l’incontro di Gesù con la donna samaritana (cf Gv 4,5-42). Non c’è uomo o donna che, nella sua vita, non si ritrovi, come la donna di Samaria, accanto a un pozzo con un’anfora vuota, nella speranza di trovare l’esaudimento del desiderio più profondo del cuore, quello che solo può dare significato pieno all’esistenza. Molti sono oggi i pozzi che si offrono alla sete dell’uomo, ma occorre discernere per evitare acque. Urge orientare bene la ricerca, per non cadere preda di delusioni, che possono essere rovinose.

Come Gesù al pozzo di Sicar, anche la Chiesa sente di doversi sedere accanto agli uomini e alle donne di questo tempo, per rendere presente il Signore nella loro vita, così che possano incontrarlo, perché lui solo è l’acqua che dà la vita vera ed eterna. Solo Gesù è capace di leggere nel fondo del nostro cuore e di svelarci la nostra verità: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto», confessa la donna ai suoi concittadini. E questa parola di annuncio – cui si unisce la domanda che apre alla fede: «Che sia lui il Cristo?» – mostra come chi ha ricevuto la vita nuova dall’incontro con Gesù, a sua volta non può fare a meno di diventare annunciatore di verità e di speranza per gli altri. La peccatrice convertita diventa messaggera di salvezza e conduce a Gesù tutta la città. Dall’accoglienza della testimonianza la gente passerà all’esperienza personale dell’incontro: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

L’incontro personale con Gesù Cristo nella Chiesa

[…]. La fede si decide tutta nel rapporto che instauriamo con la persona di Gesù, che per primo ci viene incontro. L’opera della nuova evangelizzazione consiste nel riproporre al cuore e alla mente […] la bellezza e la novità perenne dell’incontro con Cristo. […] Nella persona di Gesù, si svela il mistero dell’amore di Dio Padre per l’intera famiglia umana, che egli non ha voluto lasciare alla deriva della propria impossibile autonomia, ma ha ricongiunto a sé in un rinnovato patto d’amore. La Chiesa è lo spazio che Cristo offre nella storia per poterlo incontrare, perché egli le ha affidato la sua Parola, il Battesimo che ci fa figli di Dio, il suo Corpo e il suo Sangue, la grazia del perdono del peccato, soprattutto nel sacramento della Riconciliazione, l’esperienza di una comunione che è riflesso del mistero stesso della Santa Trinità, la forza dello Spirito che genera carità verso tutti.

[…] La bellezza della fede deve risplendere, in particolare, nelle azioni della sacra Liturgia, nell’Eucaristia domenicale anzitutto. Proprio nelle celebrazioni liturgiche la Chiesa svela infatti il suo volto di opera di Dio e rende visibile, nelle parole e nei gesti, il significato del Vangelo. Sta a noi oggi rendere concretamente accessibili esperienze di Chiesa, moltiplicare i pozzi a cui invitare gli uomini e le donne asseta ti e lì far loro incontrare Gesù, offrire oasi nei deserti della vita. Di questo sono responsabili le comunità cristiane e, in esse, ogni discepolo del Signore: a ciascuno è affidata una testimonianza insostituibile, perché il Vangelo possa incrociare l’esistenza di tutti; per questo ci è chiesta la santità della vita.

Evangelizzare noi stessi e disporci alla conversione

Guai però a pensare che la nuova evangelizzazione non ci riguardi in prima persona. […] L’invito ad evangelizzare si traduce in un appello alla conversione. Sentiamo sinceramente di dover convertire anzitutto noi stessi alla potenza di Cristo, che solo è capace di fare nuove tutte le cose, le nostre povere esistenze anzitutto. […] Sappiamo di dover riconoscere umilmente la nostra vulnerabilità alle ferite della storia e non esitiamo a riconoscere i nostri peccati personali. Siamo però anche convinti che la forza dello Spirito del Signore può rinnovare la sua Chiesa e rendere splendente la sua veste, se ci lasceremo plasmare da lui. Lo mostrano le vite dei santi, la cui memoria e narrazione è strumento privilegiato della nuova evangelizzazione.

Se questo rinnovamento fosse affidato alle nostre forze, ci sarebbero seri motivi di dubitare, ma la conversione, come l’evangelizzazione, nella Chiesa non ha come primi attori noi poveri uomini, bensì lo Spirito stesso del Signore. Sta qui la nostra forza e la nostra certezza che il male non avrà mai l’ultima parola, né nella Chiesa né nella storia: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore», ha detto Gesù ai suoi discepoli (Gv 14,27). L’opera della nuova evangelizzazione riposa su questa serena certezza. […] È nostro dovere, perciò, vincere la paura con la fede, l’avvilimento con la speranza, l’indifferenza con l’amore.

Evangelizzazione e vita consacrata

Alla donna samaritana Gesù non si presenta semplicemente come colui che dà la vita, ma come colui che dona la «vita eterna» (Gv 4,14). Il dono di Dio, che la fede rende presente, non è semplicemente la promessa di condizioni migliori in questo mondo, ma l’annuncio che il  senso ultimo della nostra vita è oltre questo mondo, in quella comunione piena con Dio che attendiamo alla fine dei tempi.

Di questo orizzonte ultraterreno del senso dell’esistenza umana sono particolari testimoni nella Chiesa e nel mondo quanti il Signore ha chiamato alla vita consacrata, una vita che, proprio perché totalmente consacrata a lui, nell’esercizio di povertà, castità e obbedienza, è il segno di un mondo futuro che relativizza ogni bene di questo mondo. Dall’assemblea del sinodo dei vescovi giunga a questi nostri fratelli e sorelle la gratitudine per la loro fedeltà alla chiamata del Signore e per il contributo che hanno dato e danno alla missione della Chiesa, l’esortazione

alla speranza in situazioni non facili anche per loro in questi tempi di cambiamento, l’invito a confermarsi come testimoni e promotori di nuova evangelizzazione nei vari ambiti di vita in cui il carisma di ciascuno dei loro istituti li colloca.

Nella contemplazione del mistero e accanto ai poveri

In quest’ottica vogliamo indicare a tutti i fedeli due espressioni della vita di fede che ci appaiono di particolare rilevanza per testimoniarla nella nuova evangelizzazione. Il primo è costituito dal dono e dall’esperienza della contemplazione. Solo da uno sguardo adorante sul mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, solo dalla profondità di un silenzio che si pone come grembo che accoglie l’unica Parola che salva, può scaturire una testimonianza credibile per il mondo. Solo questo silenzio orante può impedire che la parola della salvezza sia confusa nel mondo con i molti rumori che lo invadono. […]

L’altro simbolo di autenticità della nuova evangelizzazione ha il volto del povero. Mettersi accanto a chi è ferito dalla vita non è solo un esercizio di socialità, ma anzitutto un fatto spirituale. Perché nel volto del povero risplende il volto stesso di Cristo: «Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Ai poveri va riconosciuto un posto privilegiato nelle nostre comunità, un posto che non esclude nessuno, ma vuole essere un riflesso di come Gesù si è legato a loro. La presenza del povero nelle nostre  comunità è misteriosamente potente: cambia le persone più di un discorso, insegna fedeltà, fa capire la fragilità della vita, domanda preghiera; insomma, porta a Cristo. […]

La stella di Maria illumina il deserto

Giunti al termine di questa esperienza di comunione tra vescovi di tutto il mondo e di collaborazione al ministero del successore di Pietro, sentiamo risuonare per noi attuale il comando di Gesù ai suoi apostoli: «Andate e fate discepoli tutti i popoli […]. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,19.20). […] Questa presenza colma di gioia i nostri cuori. Grati per i doni da lui ricevuti in questi giorni, innalziamo il canto della lode: «L’anima mia magnifica il Signore […]. Grandi cose ha fatto per me il Signore» (Lc 1,46.49). Le parole di Maria sono anche le nostre: il Signore ha fatto davvero grandi cose lungo i secoli per la sua Chiesa nelle diverse parti del mondo e noi lo magnifichiamo […]. La figura di Maria ci orienta nel cammino. Questo cammino potrà apparirci un itinerario nel deserto; sappiamo di doverlo percorrere portando con noi l’essenziale: la compagnia di Gesù, la verità della sua Parola, il pane eucaristico che ci nutre, la fraternità della comunione ecclesiale, lo slancio della carità. È l’acqua del pozzo che fa fiorire il deserto. E, come nella notte del deserto le stelle si fanno più luminose, così nel cielo del nostro cammino risplende con vigore la luce di Maria, Stella della nuova evangelizzazione, a cui fiduciosi ci affidiamo.

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Consacrazione e Servizio

Rivista della Unione Superiori Maggiori d'Italia (USMI).

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