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Gennaio 2013

Siamo Delusi!

Quale futuro per i cristiani in Medio Oriente? Appello dell'arcivesco dell'Iraq mons. Sako

Louis Sako, Arcivescovo di Kirkuk dei Caldei

Pubblichiamo l’appello di mons. Louis Sako, Arcivescovo di Kirkuk dei Caldei sulla situazione preoccupante delle comunità cristiane in Iraq e Medio oriente

«La situazione in Medio Oriente è preoccupante, così come lo sono certi discorsi sulla primavera araba che si sentono da parte di certi dirigenti. I Paesi di quest’area sono un miscuglio di etnie, religioni e lingue  che  comporta fatalmente tensioni, conflitti, lotte, perchè non si è mai affermato un criterio di cittadinanza in grado di integrare tutti, a qualsiasi religione o etnìa appartengano. Oggi quasi tutti chiedono l’autonomia e talvolta esplicitamente la divisione in cantoni. Queste voci peggiorano la situazione, e la complicano. Si crea  un vero e proprio vuoto istituzionale, si deteriora la sicurezza  e si permette ai gruppi criminali ed estremisti  d’agire. Al momento non si vedono soluzioni concrete all’orizzonte, anzi vi è una sempre più netta divisione, sfiducia e preoccupazione per il futuro del mosaico orientale.

Noi cristiani viviamo una grande inquietetudine e ci chiediamo se è ancora possibile pensare a una convivenza armoniosa e degna del suo nome. Siamo delusi! La libertà religiosa non viene rispettata in modo eguale per tutti. Vi è la religione di Stato, che vale per tutta la regione del Medio Oriente, mentre le altre religioni  sono “tollerate” nel senso dispregiativo del termine. Nelle ultime settimane ho letto i messaggi fatti circolare per chiedere ai musulmani di non salutare i cristiani o di non far loro gli auguri  per Natale !!! Anche per questo tanti cristiani hanno preferito lasciare il Paese per sempre. Il loro numero a poco poco diminusce!

La comunità internazionale invece crede che si possa migliorare la situazione sostenendo un incerto programma per arrivare alla democrazia attraverso le armi! Il risultato è lo scontro tra una  opposizione armata e un regime che distrugge tutto.

Tutta la Chiesa cattolica dovrebbe aiutare in concreto  i cristiani orientali a rimanere nelle loro terre e chiese. Si dice che qui è fiorito il cristianesimo e che la nostra presenza è importante, ma non si dice mai cosa rende possibile perseverare nella speranza. C’è stato il sinodo dei vescovi sul Medio Oriente, poi la visita di Papa Benedetto XVI in Libano e l’Esortazione Apostolica, ma la domanda essenziale rimane: cosa viene dopo?

Penso che in tutto questo la Santa Sede ha un ruolo cruciale, anche e soprattutto per garantire ai cristiani la possibilità di vivere nel proprio Paese e rimanere al proprio posto. Se si favorisce la loro fuoriuscita, aumenta anche la divisione  delle Chiese Orientali tra loro e nei confronti di Roma. A poco a poco riappaiono vecchie animosità, e queste Chiese cadrannonella trappola del nazionalismo: assiri, armeni, caldei… mentre la Chiesa è mandata a tutte le nazioni, aperta a tutti i popoli e a tutte le lingue.

Queste Chiese di origine apostolica meritano un sostegno adeguato da parte della Chiesa Universale nella loro missione di “comunione e testimonianza”, per affrontare le mille urgenze, rimanere salde nelle loro terre e essere uno strumento di pace.
Un sostegno internazionale, favorito dalla Chiesa universale, sarebbe un grande aiuto  per provare a garantire una vità degna per tutti.

La realtà della persona e delle relazioni personali deve essere affermata, di fronte all’individualismo e ai disegni delle lobby d’interesse e dei gruppi estremisti. Le forme dell’amore vissute e predicate nel Nuovo Testamento devono essere riproposte e praticate alla luce del sole. Ma anche i musulmani devono aggiornare l’applicazione dell’insegnamento del Corano. Che cosa c’è di meglio di quella “laicità positiva” che rispetta la religione e può esprimere uno sguardo più adeguato sulla persona (quello ad esempio che si manifesta nella Dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa del Concilio Vaticano II), in modo che i diritti umani non rimangano sospesi in aria, staccati dalle persone concrete che dovrebbero poterli esercitare? Evidentemente, molti non hanno letto i 30 articoli  della Dichiarazione universale dei diritti umani stesa nel 1948. Il tema dei diritti e delle responsabilità dell’uomo, con il loro fondamento nella realtà del mistero della persona umana, discende dal riconoscimento di quel suo mistero proprio: il mistero della libertà della coscienza, e della sua ricerca nell’ambito delle diverse società. Questi punti chiedono una discussione aperta da parte di tutti: cristiani, musulmani, ebrei, non credenti e tutti gli altri. E’ un’esigenza vitale!»

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