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Febbraio 2013

Da tutti noi Consacrati: Grazie, Santo Padre!

Messaggio di gratitudine a Benedetto XVI dell'Unione dei Superiori generali

Fr. José Rodríguez Carballo, ofm Ministro generale, Presidente USG

Beatissimo Padre,

pochi giorni fa, nell’Omelia rivolta a tutti noi consacrati nel giorno della Presentazione del Signore al tempio, Lei ci esortava ad una fede che sappia riconoscere la sapienza della debolezza. Ci rassicurava, anzi, affermando che “quando la durezza e il peso della croce si fanno sentire, non dubitate che la kenosi di Cristo è già vittoria pasquale”. A qualche giorno di distanza, la forza autorevole di queste Sue parole diviene per noi l’icona nella quale ammirare il gesto d’amore col quale Ella, lasciando il Pontificato, intende dedicarsi con tutto il cuore ad una vita dedicata alla preghiera per il bene della santa madre Chiesa. Sì, proprio nella Sua kenosi, Santo Padre, noi contempliamo la vittoria pasquale di Cristo! Proprio nel Suo volto, scorgiamo la luce gloriosa di Colui che, morto sulla croce, ci ha inondati di splendore!

In questo grave momento, per Lei e per noi, quanto vorremmo che sentisse vicini tutti i Consacrati, che ho l’onore di rappresentare e che, in qualche modo, Le porto dinanzi ai Suoi occhi. Ci senta ac­can­to a Lei, carissimo nostro Santo Padre! Avverta l’unisono del nostro cuore di figli che con devo­zione Le trasmettono il loro amore e la profonda riconoscenza! Sì, Le vogliamo bene, e desideriamo dirLe che il nostro affetto filiale La accompagnerà giorno per giorno nel Suo futuro servizio di preghiera a beneficio di tutti.

Proprio noi Consacrati, in questo momento, desideriamo trasmetterLe, come in una parola riassuntiva, l’abbondanza della nostra riconoscenza: Grazie, Santo Padre!

Grazie per voler concludere il Suo pontificato con un gesto profetico e coraggioso, frutto di preghiera, di grande lucidità, di profonda umiltà e del Suo amore per la Chiesa.

Grazie proprio per il Suo incommensurabile amore per la Chiesa, per la parresia evangelica con cui ha rintracciato le vie della purificazione, fino  a chiedere perdono per il peccato dei suoi membri.

Grazie per il Suo sguardo attento alla complessità del mondo, alle sue debolezze, alle vacue attrattive di ciò che è penultimo, ai lacci seducenti del consumismo e, ancor più, al pericolo del relativismo: le Sue encicliche e i molteplici discorsi, puntuali e chiarificatori, ci hanno sempre indicato con nitore e determinazione la via di Cristo. Ci hanno, altresì, nutrito in quella comune aspirazione, iscritta nel cuore di ciascuno, che anela alla ricerca di Dio. Sì, grazie per averci confermato nella fede con un Magistero oltremodo ricco di sapienza e di fermezza evangelica. Grazie per il dono della Sua parola semplice e ad un tempo tanto profonda. Grazie, ancora, per il bel regalo dell’Anno della Fede.

Grazie, soprattutto, per il Suo amore verso la Vita consacrata e per averlo manifestato in innumerevoli occasioni. Per averci più volte scosso, riportandoci a fare continua memoria del “primo amore” con cui il Signore ci ha incontrati e fatti suoi. Per averci richiamato il primato dello “stare con il Signore” per poterlo poi annunciare e lavorare per Lui. Per indicarci l’urgenza della missione e della nuova evangelizzazione, cooperando, attraverso la multiforme manifestazione dei nostri carismi, all’identità stessa della Chiesa, al suo compito primario, quello di annunciare il Vangelo. Per ricondurci a quello spirito di pellegrinaggio, che ci dà la forza di sacrificare tutto per l’amore di Dio e dei fratelli. Per averci detto che la nostra gioia deve necessariamente passare attraverso la Croce di Cristo. Quanta ricchezza d’insegnamento! Faremo tesoro del suo alto Magistero, attraverso lo studio e la riflessione orante dei suoi scritti. Sì, Santo Padre, Lei ha veramente amato la Vita Consacrata! Questo amore lo abbiamo percepito, così come avvertiamo in noi la sua efficacia propositiva e stimolante.

All’inizio del Suo pontificato, ci ha detto di considerarsi un semplice, umile lavoratore nella vigna del Signore. Se l’umiltà è la misura della grandezza di una persona, la confessione pubblica resa l’11 febbraio conferma la verità di quelle parole e, insieme, la Sua grandezza. Grazie per averci insegnato, dalla cattedra della vita, che l’autorità nella Chiesa è servizio.

Da tutti noi Consacrati: Grazie, Santo Padre!

Mi consenta, infine, di aggiungere una speciale parola di gratitudine che proviene dal mio essere Ministro generale e servo di tutta la Fraternità dei Minori. Avverto il dovere di ringraziarLa per il suo altissimo magistero francescano, entrato a piene mani nella nostra riflessione e nell’impegno a concretizzarlo nella nostra vita. Il suo amore per San Francesco e per la spiritualità francescana è ben noto a tutti: oltre ai numerosi riferimenti concernenti la nostra forma di vita, brillano le sue catechesi su San Francesco, Santa Chiara, Sant’Antonio, San Bonaventura, il Beato Giovanni Duns Scoto e altri Autori della Scuola francescana. In tal modo, non solo ci ha rivelato la sua profonda conoscenza del carisma e dei capisaldi della spiritualità francescana, ma ne ha anche data un’originalissima interpretazione tanto più feconda per il nostro tempo, quanto numerose sono state le Sue indicazioni a coniugarla con la complessità del mondo attuale. Il Suo stesso peregrinare per le terre di San Francesco, come pure la Sua indimenticabile visita nella Terra Santa, “perla delle missioni francescane”, con il corredo delle Sue preziose parole di incoraggiamento, sono stati una patente dimostrazione del suo grande amore per il Santo di Assisi e per tutti i suoi figli di oggi. E come tanti anni fa, il Poverello si impegnava ad essere “suddito e soggetto ai piedi” della santa Madre Chiesa e del Signor Papa, anch’io oggi Le rinnovo con devozione la promessa di obbedienza e riverenza, scorgendo nel Suo volto la bellezza della Chiesa, Sposa di Cristo.

 

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