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Maggio 2013

In ascolto dell’Asia

Le sfide del cristianesimo in Asia in un convegno svoltosi a metà aprile a Roma

Sergio Rotasperti

Dal 15 al 17 aprile si è svolto presso la Pontificia Università Urbaniana il Convegno Internazionale dal titolo “In ascolto dell’Asia: le vie per la fede”. Gli organizzatori hanno inteso proseguire la riflessione dopo il Convegno dello scorso anno che aveva messo a tema la situazione della Chiesa in Africa. Sono stati tre giornate ricchissime di riflessioni e testimonianze attorno ad un estesa area continentale che va dal Medio oriente alla Cina fino al sud est asiatico. Vi sono tre fattori a partire dai quali si è sviluppata la riflessione: il cristianesimo è nato in Asia per poi diffondersi in tutto il mondo; il cristianesimo in Asia è un’esigua minoranza; è impossibile parlare dell’Asia a prescindere dalla Cina, dall’India e dal mondo musulmano nelle sue diverse componenti (araba, indonesiana, malese ecc.).

Il Convegno ha inteso dare voce a testimoni ed esponenti rappresentativi dei contesti sociali, facendo emergere un quadro complesso e molteplice. Fra le tante domande ne è emersa una: si possono delineare linee direttive di un’azione missionaria dei cristiani in Asia? Il il card. Filoni prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha aperto e chiuso i lavori offrendo una sintesi delle principali linee emerse nei lavori. A suo giudizio le sfide da raccogliere positivamente sono quattro: l’interpretazione del contesto, la necessità del dialogo, l’esperienza di fede, le implicazioni sociali della fede. In primo luogo, il punto di partenza di ogni azione in Asia è l’analisi dei contesti. L’Asia è una società complessa ed è necessario comprende in un lavoro interdisciplinare le questioni politiche, economiche, sociali, culturali, scientifiche e religiose dove ci si trova ad operare. Si tratta di fare un cammino di decentramento per cogliere i segni dei tempi che stanno in quella parte del mondo (GS 4). In secondo luogo è assolutamente necessario il dialogo. Esso è una sfida necessaria per oltrepassare reciproci veti e pregiudizi, togliere intolleranze e fondamentalismi, che purtroppo sfigurano ancora oggi il contesto asiatico. L’assembla dei vescovi dell’Asia (FABC) su questo punto è stata molto chiara: il dialogo è il modo di vita e di missione proprio della Chiesa dell’Asia. La terza sfida emersa è l’esperienza di fede. Detto altrimenti, per il credente è necessario un’autentica fede personale e comunitaria fondata su un incontro profondo, personale, trasformante con Gesù. Tale incontro si traduce con la conversione personale e si esprime nel discepolato in una comunità di fede. In questa esperienza certamente le forme di contemplazione e di meditazione che sono dentro anche le altre tradizioni religiose aiutano ad divenire promotori di comunione nelle diocesi dell’Asia. Infine, la fede ha implicazioni sociali. La complessità delle situazioni conduce a cercare un’autentica comunione con le altre religioni su alcuni elementi comuni quali ad esempio: rispetto per la vita, il bene comune, la promozione di una civiltà giusta fondata sull’empatia e la compassione. Come si vede, molte sono le vie dell’Asia, che dall’Occidente portano all’Asia, anche viceversa: «È certo – conclude il card. Filoni – che d’ora in poi non saremo solo in ascolto dell’Asia che implica l’attitudine del non asiatico verso l’Asia, ma di un’Asia che ascolta e si fa ascoltare e ci dirà anche quali vie vanno percorse per la fede».

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