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Giugno 2013

Siria, è ufficiale: padre Francois Mourad è stato ucciso in un agguato

A ventiquattr’ore dall’evento, sono state confermate le tragiche modalità dell’uccisione di padre Francois Mourad, avvenuta ieri a Ghassaniehm, nella provincia di Idlib, all’interno del convento di Sant’Antonio, dove il religioso si era rifugiato negli ultimi tempi. Padre Mourad è caduto durante un assalto compiuto da guerriglieri islamisti. A farlo, parlando con l’agenzia di stampa Asianews, è stato lo stesso Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, che ha aggiunto che l’uccisione di padre Mourad è stato un “duro colpo per i frati della Custodia francescana”. La conferma arriva dopo che per diverse ore, nella giornata di ieri, erano circolate due versioni del delitto: per la prima si sarebbe trattato di una pallottola vagante che avrebbe colpito il religioso, per la seconda di un commando vero e proprio messo in atto da ribelli islamisti contro il convento.

“Dalle foto e dalle testimonianze di nostri religiosi, nelle scorse settimane i ribelli hanno attaccato il villaggio, costringendo la maggioranza della popolazione a fuggire. L’unica zona tranquilla era proprio quella del convento di Sant’Antonio, che ospitava insieme a padre Franҫois alcuni frati francescani, quattro suore e dieci cristiani. Ma il 23 giugno i ribelli, che fanno parte di una frangia estremista islamica, hanno invaso anche quella, saccheggiando e distruggendo tutto. Quando padre Franҫois ha cercato di opporre resistenza per difendere le suore e le altre persone, i guerriglieri gli hanno sparato, uccidendolo. Adesso – ha proseguito padre Pizzaballa – il villaggio è ormai completamente deserto. I ribelli si sono trasferiti lì con le loro famiglie e hanno occupato le abitazioni ancora in piedi”. Originario del nord ovest della Siria, padre Franҫois Mourad aveva 49 anni ed aveva avuto la sua formazione presso i Padri Francescani di Terra Santa. Sentendosi chiamato ad una vita più contemplativa, alla fine degli anni ’90 aveva lasciato i Francescani e aveva completato i suoi studi presso i monaci trappisti a Latroun, in Palestina. Rientrato in Siria, era stato ordinato sacerdote dal Vescovo Siro Cattolico di Hassaké nel Giaziret siriano.

In questi anni aveva dato inizio ad una nuova fondazione monastica, ispirandosi a San Simeone lo Stilita e fondando un piccolo monastero di vita contemplativa ad Hwar, nella provincia di Aleppo, dedicandosi alla formazione di alcuni giovani postulanti, tutti siriani. Qui era rimasto fino a quest’anno, fino a quando l’inasprirsi del conflitto fra ribelli islamici e truppe di regime lo aveva costretto a rifugiarsi a Ghassaniehm, sul fiume Oronte, dove aveva ricevuto ospitalità nel convento dei francescani.

“Era un uomo di fede, che aveva scelto di costruire dal nulla il monastero di San Simeone lo stilita, nonostante le difficoltà della guerra e sfidando anche gli estremisti islamici. Purtroppo il suo tentativo è fallito, ma la sua vita si è compiuta nel sacrificio più estremo: dare la vita per Gesù e per le persone che erano insieme a lui”. Così lo ricorda, sempre parlando con AsiaNews, un frate francescano della Siria, di cui l’agenzia non fornisce il nome per motivi di sicurezza. “In questi anni in Siria, padre Franҫois ha più volte rischiato la vita per portare avanti la costruzione del monastero. In un primo tempo aveva acquistato con l’aiuto di alcune famiglie locali un terreno vicino ad Aleppo, ma gli estremisti islamici l’avevano cacciato. Così decise di ripiegare su Ghassanieh, dove con alcuni giovani siriani eresse un piccolo eremo a pochi chilometri dal villaggio.

La sua esperienza era appena iniziata, quando le armate islamiste hanno assediato la zona. Lui era ormai rimasto solo, i suoi postulanti erano fuggiti a causa della guerra, e ha assistito impotente alla distruzione e al saccheggio del monastero e dei villaggi vicini”. Più di una volta – prosegue il religioso – “padre Franҫois aveva avuto la possibilità di andare via, di ripararsi in un’area più sicura, ma ha deciso di restare per servire la sua gente, dando la sua disponibilità ad aiutare il parroco e le suore del convento francescano di Sant’Antonio, che con la sua infermeria era di fatto l’unico ambulatorio dell’area e punto di riferimento per molte famiglie cristiane e musulmane. Qui faceva le veci del parroco, quando questi era in viaggio in altri conventi, dando conforto alle famiglie ospitate nel convento e anche alle religiose”.

Il giorno della sua morte, padre Francois era solo nel convento insieme alle suore e ad alcuni laici cristiani, perché i frati erano assenti. Padre Franҫois – sempre secondo la testimonianza del religioso anonimo – non avrebbe avuto nemmeno il tempo di imbastire una trattativa con i guerriglieri, decisi a saccheggiare il convento. “Non appena egli si è presentato davanti a loro essi hanno sparato uccidendolo sul colpo. Noi lo abbiamo saputo da una suora del Rosario che è giunta in lacrime al nostro convento, comunicandoci la tragedia. Adesso siamo a conoscenza che vi sono ancora sei persone a Ghassanieh, di cui non sappiamo se siano cristiani o musulmani. Il nostro compito è stare al fianco della gente e pregare. Stiamo facendo di tutto per poter aiutare e soccorrere chi è rimasto, anche per dare loro solo un po’ di coraggio e speranza”.

La morte di padre Mourad aggiunge un altro duro colpo alle già martoriate popolazioni siriane, a cui non manca l’incoraggiamento e il sostegno di Papa Francesco. “Preghiamo – ha detto il Custode di terra Santa padre Pizzaballa – perché questa guerra assurda e vergognosa finisca presto e che la gente di Siria possa tornare presto alla normalità”.

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