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Ottobre 2013

Rileggendo la «Lumen Fidei»

Editoriale - Consacrazione e Servizio n. 5
settembre/ottobre 2013

«Quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva» (At 15,31). Al termine della lettura della Lumen Fidei credo di aver fatto un’esperienza simile a quella dei cristiani di Antiochia, dopo che avevano ascoltato il messaggio inviato loro dal Concilio di Gerusalemme. In un tempo segnato da una crescente crisi di valori, anche all’interno delle nostre comunità, duramente provato da inquietudini interiori, instabilità economiche, individualismi, indifferenza di fronte alle tragedie umane, che riversano ombre e perplessità nell’animo di tanta gente, risplende la proposta rassicurante e propositiva della Lumen Fidei, un documento che infonde gioia, accoglienza, speranza. L’enciclica di papa Francesco merita di essere meditata nella preghiera. In una lettura orante emerge più nitido l’insegnamento decisivo e fondamentale sulla fede come luce. Già il titolo,Lumen Fidei, ovvero “La luce della fede”, riassume la dinamica fondamentale lungo cui si muove il testo: la tradizione della Chiesa ha sempre associato la fede alla luce che disperde le tenebre e illumina il cammino.

Datata 29 giugno 2013 e resa pubblica il 5 luglio, la prima enciclica di papa Francesco conclude il trittico sulle virtù teologali di Benedetto XVI, iniziato con Deus caritas est (25 gennaio 2006), e proseguito con Spe Salvi (30 novembre 2007). Papa Francesco assume il testo preparato da Benedetto XVI e lo porta a compimento, rendendo esplicitamente omaggio al suo predecessore in uno dei primi numeri dell’enciclica: «Queste considerazioni sulla fede […] intendono aggiungersi a quanto Benedetto XVI ha scritto nelle lettere encicliche sulla carità e sulla speranza. Egli aveva già quasi completato una prima stesura di Lettera enciclica sulla fede. Gliene sono profondamente grato e, nella fraternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi» (n. 7).

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È la prima enciclica dedicata esclusivamente alla fede dal Concilio Vaticano II ad oggi, se si eccettua quanto contenuto in tema di fede nella Fides et ratio di Giovanni Paolo II (14 novembre 1998). Fin dall’inizio l’enciclica evidenzia che un discorso sulla fede è fecondo solo se di essa si ha qualche esperienza. La fede è luce: «Lumen Fidei!», – si legge nel testo -. «Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta » (n. 1). «Per una simile luce si può vivere e morire, dando senso alle opere e ai giorni» (B. Forte). E se fosse un’illusione? Una luce consolatoria?

L’enciclica non ignora l’obiezione, né le presunzioni dell’ideologia moderna, ma insiste sulla fede più pura che nasce nell’incontro con il Dio vivente, si nutre alle sorgenti della rivelazione divina, custodita e trasmessa dalla Chiesa. In questa luce, viene riletto anche il Vaticano II, definito «un Concilio sulla fede», che la fa brillare «all’interno dell’esperienza umana, percorrendo così le vie dell’uomo contemporaneo» (n. 6). L’enciclica costituisce il punto di continuità tra Benedetto XVI e Francesco, e di unità nella trasmissione della fede. La genesi della Lumen Fidei, da un Papa all’altro, già dice molto di cos’è la fede: è dono di Dio, ricevuto, vissuto, ma deve essere nutrito, rafforzato e trasmesso nella fedeltà a Dio e nel dialogo con i tempi che cambiano. I 60 paragrafi dell’enciclica sono distribuiti in unaIntroduzione: la fede come luce (nn. 1-7) e in quattro capitoli: I. «Abbiamo creduto all’amore»: la fede come rapporto amoroso con Dio (nn. 8-22); II. «Se non crederete non comprenderete»: la fede come conoscenza e riflessione (nn. 23-36); III. «Vi trasmetto quello che ho ricevuto»: il compito della Chiesa nel trasmettere la fede (nn. 37-49); IV. «Dio prepara per loro una città»: la fede come costruzione della città terrena (nn. 50-57). Gli ultimi tre numeri (nn. 58-60) presentano l’icona di Maria come immagine del credente. I titoli dei quattro capitoli sono citazioni da 1Gv 4,16, da Is 7,9, da 1Cor 15,3; da Eb 11,16. La chiarezza e la profondità dell’enciclica ripagheranno la lettura di molti che nella Chiesa cercano il significato e la verità

dell’esistenza umana. Da parte nostra, per una guida alla lettura del testo sarà sufficiente aggiungere a quanto già detto alcuni rilievi sul primo capitolo.

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Dopo aver esposto nell’Introduzione le motivazioni del documento, il primo capitolo della Lumen Fidei ripercorre la storia di fede delle grandi figure di Abramo, del popolo d’Israele, di Mosè e di Gesù. Un posto singolare è riservato ad Abramo, nostro padre nella fede. In riferimento alla sua figura biblica, la fede viene spiegata come “ascolto” della Parola di Dio, un ascolto che consiste in una “chiamata” ad uscire dal proprio io isolato per aprirsi ad una vita nuova e in una “promessa” che incammina verso un futuro inatteso (cf n. 9). «Abramo non vede Dio ma sente la sua voce» (n. 8), in essa «riconosce un appello profondo, iscritto da sempre nel cuore del suo essere» (n. 11). Quello che gli viene chiesto è di affidarsi a questa Parola. La luce della fede gli fa comprendere che la parola, quando è pronunciata «dal Dio fedele, diventa quanto di più sicuro e incrollabile possa esistere» (n. 10).

Oltre ad essere sostegno e fedeltà, risposta a un Tu che interpella personalmente e chiama per nome (cf n. 8), la fede è connotata anche dalla “paternità”, perché il Dio che ci chiama non è un Dio estraneo, ma è Dio Padre, la sorgente di bontà che è all’origine di tutto e che sostiene tutto (cf n. 11). Nella storia d’Israele, e nella nostra storia, all’opposto della fede c’è l’idolatria, che disperde l’uomo nella molteplicità dei suoi desideri e lo «disintegra nei mille istanti della sua storia», negandogli l’attesa del compimento della promessa. Al contrario, credere significa affidarsi all’amore misericordioso di Dio, che sempre accoglie e perdona, sostiene e orienta l’esistenza, raddrizza «le storture della nostra storia» (n. 13). Credere vuol dire essere disponibili a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio. Inoltre, dice papa Francesco, la fede «è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi a lui, per vedere il luminoso cammino dell’incontro fra Dio e gli uomini, la storia della salvezza» (n. 14). Ecco il paradosso della fede: il continuo volgersi al Signore rende stabile l’uomo, lo allontana dagli idoli che gli gridano: «Affidati a me!», e lo convertono al Dio vivente, mediante un incontro personale.

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Di questa fede Cristo è «testimone affidabile», «degno di fede». Attraverso di lui Dio opera veramente nella storia e ne determina il destino finale. Ma c’è «un aspetto decisivo» della fede in Gesù: «la partecipazione al suo modo di vedere» (n. 18). La fede, infatti, non solo guarda a Gesù, ma guarda anche dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi. Usando un’analogia, papa Francesco – e qui si riconosce la sua semplicità comunicativa – spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a «persone che conoscono le cose meglio di noi» – come ad es. l’architetto, il farmacista, l’avvocato – così per la fede abbiamo bisogno di qualcuno che sia affidabile ed «esperto nelle cose di Dio» e, precisa l’enciclica, «Gesù è colui che ci spiega Dio». Per questo, crediamo a Gesù quando accettiamo la sua Parola, e crediamo in Gesùquando l’accogliamo nella nostra vita e ci affidiamo a lui. Con Gesù, scrive il Papa, possiamo dire definitivamente: «Abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi» (1Gv 14,16).

La fede non ci separa dalla realtà, ma ci aiuta a coglierne il significato più profondo. Grazie ad essa, l’uomo si salva, perché si apre a un Amore che lo precede e lo trasforma dall’interno. E questa è l’azione propria dello Spirito Santo: «Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito » (n. 21). Fuori dalla presenza dello Spirito, è impossibile confessare il Signore. «L’esistenza credente diventa, dunque, esistenza ecclesiale»: la fede emerge all’interno del corpo della Chiesa come «comunione concreta dei credenti » e, quindi, «non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva», nasce dall’ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio.

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Amiche lettrici e cari lettori, il fascicolo di Consacrazione e Servizio che avete tra le mani – il quinto del 2013 – si apre con la rubrica: «Lampada ai miei passi…» (dal salmo 119,105). Posta all’inizio del numero, vuole sottolineare che alla luce della Parola di Dio va letto quello che segue. Questa volta la nostra collaboratrice Paola Bignardi fissa lo sguardo sull’episodio della donna di Betania, la cui fede si manifesta come amore che «spreca». La rubrica: «Donne di fede», ospita altri due profili, il primo a cura di Licinia Faresin, delle suore Orsoline, e l’altro di Michelina Tenace del Centro Aletti. La rubrica: «Orizzonti» arricchisce il fascicolo con due contributi: il pastore valdese Paolo Ricca si sofferma sulla formazione secondo le chiese evangeliche; l’ortodosso Dionisios Papavasileiou presenta la vita monastica nella chiesa ortodossa.

Una parola particolare per il Dossier dedicato alle quattro donne sante proclamate «dottori» della Chiesa. Il tema viene svolto da sei studiosi che delineano le figure delle quattro «dottoresse» e altri aspetti che arricchiscono l’argomento. La rubrica: «Vedere-Leggere» presenta il film: «La Settima Stanza » della regista Márta Mészaros (a cura di T. Braccio). Seguono le segnalazioni di libri (M.G. Casumaro). Nella rubrica: «Libro del mese» si recensisce il romanzo storico sulla figura di Ildegarda di Bingen (a cura di Lisa Burani).

L’Anno della fede nella sua fase centrale riceve il suggello nell’enciclicaLumen Fidei, per cui era d’obbligo che l’ Editoriale fosse dedicato alla prima enciclica di papa Francesco che la conclude con una preghiera a Maria, Madre della Chiesa, dove tra l’altro in una invocazione sembra racchiuso il contenuto centrale della Lettera: «Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù / affinché egli sia luce sul nostro cammino».

Un numero molto ricco di spunti su cui riflettere e lasciarsi interrogare. Ad ogni lettrice e lettore il nostro augurio: Buona lettura!

Maria Marcellina Pedico 
Serve di Maria Riparatrici
Via Monte Velino, 30 – 00141 ROMA
m.pedico@smr.it 

 

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Rivista della Unione Superiori Maggiori d'Italia (USMI).

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