ReliPress | RELIGIOUS LIFE PRESS
Ottobre 2013

Siamo tutti meticci

In occasione della prossima giornata missionaria mondiale, una riflessione dalla diretta voce dei missionari.

Passiamo nelle sale del museo “La Casa de la Moneda” di Potosí. Le pareti sono ricoperte da tele dell’epoca coloniale, quasi tutte a tema religioso. “Era una maniera per evangelizzare la gente, che non sapeva leggere, ma che imparava dalle immagini rappresentate” spiega la guida, al nutrito gruppo di visitatori interessati. Ad un certo punto, arriviamo ad una delle opere più interessanti di tutto il museo: la Madonna del Cerro Rico.

La tela rappresenta una montagna, anzi: la montagna di Potosí: il Cerro Rico, che troneggia la valle dove si estende la città. Alla sommità, compare il volto di una donna. Sulle pendici del monte, ci sono vari personaggi, tra cui i minatori indigeni che estraggono l’argento, sotto il controllo degli spagnoli. Ai lati dell’opera, vari personaggi notabili della società del tempo, in segno di venerazione della donna/montagna, e sopra la Trinità.

A prima vista, il quadro rappresenta la Pachamama. Ad una seconda lettura, rappresenta la Vergine Maria. La sovrapposizione/identificazione della Pachamama con la Madonna non è difficile da ritrovare in molti luoghi di culto, tra cui il Santuario di Copacabana (vedi post “La Madre dell’altipiano”).

Quello che oggi vorrei riflettere insieme a voi è l’incontro/trasformazione inevitabile che avviene tutte le volte che due culture/mondi si incontrano. Partiamo dalla vita concreta: generalmente, frequentare una persona ci cambia, sia nel bene che nel male. Molte volte assumiamo caratteristiche dell’altro (modi dire o di fare), anche senza accorgersene. Siamo tutti meticci.

Passiamo sale e sale della ricca pinacoteca del Museo. La guida ci fa notare come l’arte religiosa unisce caratteristiche dell’iconografia europea con elementi tipici dell’arte andina. Il risultato è un’opera originale, un nuovo mondo che si crea.

Eppure, per secoli, ed oggi ancora, si è vissuto nell’illusione (o menzogna?) di due mondi distinti e separati: la cultura di origine spagnola e la cultura indigena. Una divisione sociale ed economica che ha lasciato i popoli nativi nella povertà e nella subalternità, teorizzata nella purezza di una o l’altra cultura.

2006: Evo Morales Ayma, di etnia aymara, è eletto Presidente della Repubblica di Bolivia, primo presidente appartenente ad un popolo originario. Inizia una nuova epoca, nella quale i popoli indigeni non solo possono alzare la testa, ma anche prendere in mano le redini dei loro paesi. Con la Riforma della Costituzione, la Bolivia diventa uno stato plurinazionale, nel quale sono riconosciuti i popoli indigeni.

Il rischio di passare da un eccesso all’altro, è all’ordine del giorno: dal silenzio forzato, dalla clandestinità (il rito della Pachamama, per esempio, era considerato un peccato da confessare fino al 1970) all’autoaffermazione, alle volte schiacciante. Ora è obbligatorio lo studio di una lingua originaria durante le superiori , il 21 giugno è festa nazionale, perché ricorda l’inizio dell’anno nuovo andino (ma questa è un’affermazione del popolo dell’altipiano, non di tutti i gruppi etnici originari…).

Molte volte si parla di ritorno alla cultura andina originaria, e lo stesso governo, per esempio, compie atti pubblici alle rovine del Tiwanaku, sito archeologico di una civiltà anteriore alla venuta degli spagnoli. Però è pura illusione, o pura invenzione: nessuno sa come era la cultura originaria prima dell’arrivo degli spagnoli. Tutte le usanze che oggi conosciamo sono dell’epoca coloniale, ed in ogni caso, ritornare a una cultura prima degli spagnoli significa non riconoscere 5 secoli di storia, ed una identità che si è costruita durante questo lungo tempo.

Quanto dolorosa sia, la relazione con i conquistatori spagnoli ha determinato i lineamenti della cultura indigena, e non si può che riconoscere. Però non tutto è male, ci sono contatti che sono veri e propri incontri, ed è significativo che proprio l’arte sia il campo di un meticciamento sano. Il fascino della Madonna del Cerro Rico ne è testimone. La stessa Vergine Maria si meticcia (Guadalupe è fulgido esempio), lo stesso Dio si è meticciato con l’uomo incarnandosi. Siamo tutti meticci, per il solo fatto di tessere relazioni…

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