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Novembre 2013

“Convertirsi” ai Fratelli

Sintesi finale dell'82a assemblea semestrale dei Superiori Generali (USG)

Sintesi dell’Assemblea annuale dei superiori Maggiori a Roma, che nella mattinata di venerdì hanno avuto un esclusivo incontro con Papa Francesco in dialogo sull’autorità.

ROMA – I gesti e il magistero di Papa Francesco ci invitano ad una “conversione” nel nostro servizio ai fratelli: una conversione dei nostri atteggiamenti personali, delle nostre relazioni, delle prospettive e dello stile della missione. Essi ci chiamano ad accogliere ed affrontare le sfide della storia e i problemi dell’umanità con un atteggiamento di positività e di benevolenza, sapendo vedere nel campo il grano che cresce, pur in mezzo alla zizzania, partecipando dell’amore di Dio per il mondo, nell’impegno a ricostruire la fiducia, a mettere le persone nella libertà di esprimersi.

 1.Conversione degli atteggiamenti personali

a) Un servizio centrato sull’essenziale.
L’essenziale per noi è Gesù Cristo, la testimonianza del Vangelo secondo il carisma: con questa fedeltà sosteniamo i nostri fratelli nel camminare verso il Signore. Siamo chiamati a vivere il discepolato come condizione essenziale ed indispensabile per svolgere la nostra missione, coscienti di essere “all’incrocio del dono”: tutto ciò che Dio ci ha donato con la fede, la vocazione, il carisma siamo chiamati a donarlo agli altri.. Il nostro impegno di vita consiste nell’identificarci con Gesù, che ha messo al centro le persone, ha usato misericordia e tenerezza, ha condiviso parole e gesti di profonda umanità e di perdono. Possiamo seguire come Gesù solo se viviamo in profonda unione con lui e contempliamo le persone, le realtà del creato con il suo sguardo benevolente e rispettoso.

b) Un servizio che ha la sua autorevolezza nell’autenticità.
Ognuno di noi è chiamato a custodire la sua libertà interiore e ad essere se stesso, senza irrigidirsi nelle dinamiche di ruolo. La nostra credibilità è legata alla corrispondenza delle parole e dei gesti con la verità della vita. Il nostro impegno è liberarci dai segni mondani del potere e dallo spirito di mondanità, testimoniando uno stile di vita semplice, umile e gioioso.

c) Un servizio che si esprime con profonda umanità.
Siamo invitati a combattere con decisione la cultura dello scarto che può entrare anche nella nostra vita, riconoscendo e difendendo i diritti fondamentali di ogni persona; siamo chiamati ad avere il coraggio di esprimere tenerezza, soprattutto verso i più vulnerabili; a riconoscere i nostri peccati e limiti; a non pretendere di avere sempre le risposte per tutto e per tutti, ma piuttosto a ricercare pazientemente la verità insieme ai fratelli.

2.Conversione delle relazioni

a) Un servizio che sa esprimersi in modo semplice e diretto
Sentiamo l’importanza di usare un linguaggio attuale; di ascoltare molto per imparare le parole che gli altri possono capire; di avere cura della comunicazione e della sua pedagogia, cercando e trovando parole di senso, che toccano il cuore delle persone, perché sono vicine alla loro vita.

b) Un servizio che è un “camminare con i fratelli”
Camminiamo con i fratelli, come Gesù con i discepoli sulla strada di Emmaus: davanti a loro, per aprire la strada ed indicare la meta, scrutando l’orizzonte nella speranza; dietro di loro, per metterci al passo dei più deboli, preoccupati che nessuno si perda; in mezzo a loro, capaci di mescolarci nel gruppo, perché anche noi siamo sulla strada, con le nostre fatiche e le nostre allegrie, con i nostri slanci e i nostri peccati, nel comune impegno di fedeltà alla vocazione.

c) Un servizio che cerca la volontà di Dio insieme ai fratelli
Valorizziamo il discernimento e la collegialità per fare crescere la comunione, creando e consolidando le strutture necessarie per la partecipazione, nella consapevolezza che il discernimento è un processo che chiede pazienza e tempo, ascolto e dialogo, libertà interiore, spirito di fede e coraggio di assumere decisioni secondo la propria responsabilità.

 3.Conversione delle prospettive e dello stile della missione

a) Un servizio “profetico”
Nell’insieme dei nostri atteggiamenti e delle nostre scelte cerchiamo di cogliere e far cogliere i segni che invitano al cambiamento, di esprimere profezia, visione di futuro, vicinanza ai poveri. Siamo chiamati a vivere e testimoniare in modo più visibile, con le nostre scelte concrete, il segno della fraternità, che ci unisce gli uni gli altri, superando le tentazioni del clericalismo.

b) Un servizio che ha il coraggio di “uscire e far uscire”
Raccogliamo l’invito ad andare verso le periferie geografiche ed esistenziali, in un vitale dinamismo di “uscita” sulle strade aperte del Vangelo, in uno stato permanente di missione, liberandoci da ogni forma di rigidità istituzionale e di autoreferenzialità, “per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno” (EG 25).

c) Un servizio che esprime e diffonde la cultura dell’incontro
Siamo invitati a promuovere e testimoniare la “cultura dell’incontro” come stile di vita e di missione, con gesti di prossimità specialmente verso gli ultimi, i deboli, i malati che sono in mezzo a noi la carne di Cristo.

d) Un servizio gioioso, portatore di speranza
Siamo chiamati a ravvivare la speranza dei nostri fratelli, a riscaldare i cuori, testimoniando il coraggio di aprire strade nuove, oltre i percorsi consolidati e sicuri osando il nuovo, con fede e con speranza, in fede e con speranza, in fedeltà creativa al carisma e all’ardimento dei Fondatori.

“Non v’è maggiore libertà che quella di lasciarci portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove Lui desidera” (EG 280).

 

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