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Novembre 2013

“Non uccidete i cristiani”

Il massacro di 45 cristiani a Sadad e la vita difficile del 2,2% di cristiani in Pakistan non fermano la speranza

È di recente la tragica notizia del massacro di 45 cristiani in Siria a Sadad, una città di 15000 abitanti a 160 Km a nord di Damasco. Epilogo di una tragedia che rimana inascoltata: «Abbiamo gridato soccorso al mondo – afferma l’Arcivescovo siro-ortodosso Selwanos Boutros Alnemeh ad Agenzia
Fides – ma nessuno ci ha ascoltati. Dov’è la coscienza cristiana? Dov’è la coscienza umana  Dove sono i miei fratelli? Penso a tutte le persone sofferenti, oggi nel lutto e nel disagio: ho un nodo alla gola e mi piange il cuore per quanto è successo nella mia arcidiocesi. Quale sarà il nostro futuro? Chiediamo a tutti di pregare per noi».

Una situazione meno difficile ma sempre allarmante e che merita altrettanta attenzione è la vita di molti cristiani in Pakistan. Essi rappresentano il 2,2% della popolazione con il 96% di musulmani. Ogni anno, secondo i dati di Aiuto alla chiesa che soffre circa 700 cristiani sono costretti a convertirsi forzatamente all’islam e, secondo la Human Rights Commission of Pakistan 161 persone sono state accusate di blasfemia e 9 uccise senza processo. I cristiani appartengono alla parte più bassa della scala sociale ed oggetto di ‘cibo facile’ per i fondamentalisti e i talebani.

In una recente intervista rilasciata a Radio Vaticana, mons. Coutts neo eletto vescovo del Pakistan lancia un accorato appello a non uccidere i cristiani («Ne tuez plus de Chrétiens»)», ma a contempo afferma che i cristiani non sono ghettizzati ma condividono la quotidianità con i musulmani, l’uno accanto all’altro, in un modo pacifico di quanto non appaia.

Leggi qui intervista: Comment vivent les chrétiens pakistanais? Témoignage de Mgr Coutts

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