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Dicembre 2013

A costo del martirio

12 monache ortodosse rapite in un villaggio siriano. Non si conosce la loro sorte.

DAMASCO – In Siria, continuano le azioni di violenza e terrore, accompagnate da sequestri di persone e di cristiani probabilmente per estorcere denaro che serve ad alimentare il mercato delle armi. Il bilancio attuale è terribile. L’agenzia Fides riporta questi dati: «in Siria vi sono 9 milioni di sfollati. Oltre 1,2 milioni di siriani sono fuggiti in Libano: tra loro circa 42mila cristiani. Nel complesso sono 450mila i cristiani (delle diverse confessioni) emigrati all’estero. Secondo le cifre fornite dal Patriarca Gregorio III Laham, tra i cristiani siriani vi sono circa 1.200 morti, fra civili, soldati, suore e sacerdoti. Le chiese danneggiate sono almeno 60»,

È di due giorni fa la notizia del sequestro di 12 monache ortodosse nel monastero di santa Tecla, prese in ostaggio dai ribelli islamisti e dirette a Yabrud, a circa 80 km a nord della capitale. Il villaggio cristiano di Maalula già due mesi fa era stato teatro di violenti scontri contro la presenza cristiana e il sequestro delle monache ortodosse – delle quali sono ancora frammentarie le notizie – ha creato una forte preoccupazione nel Patriarca melchita di Antiochia e di tutto l’Oriente Gregorio III Laham. In una nota inviata all’Agenzia Fides egli scrive con forza, apprensione unita a gratitudine a Papa Francesco: «Siamo decisi a rimanere in questa terra benedetta anche a costo del martirio e del martirio di sangue. E’ già avvenuto per alcuni dei nostri fedeli, come i tre uomini di Maalula, Michael Taalab, Antonios Taalab e Sarkis Zakhem. Costoro sono veri martiri, uccisi per essersi rifiutati di rinnegare la loro fede. Abbiamo invocato con il Santo Padre la fiamma della speranza perché non si estinguesse nei nostri cuori. Aiutati e sostenuti dalle preghiere del Papa e dalle sue iniziative profetiche, audaci ed evangeliche, vogliamo rimanere in questa terra benedetta, la Siria, culla del cristianesimo. Noi, cristiani e musulmani, dobbiamo, possiamo e vogliamo restare insieme, per testimoniare il Vangelo e costruire un mondo nuovo e un futuro migliore per i nostri giovani».

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