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Dicembre 2013

La luce brilla ancora

Nonostante la violenza, l'insabilità politica la povertà e i rifugiati, la luce di Cristo brilla nel buio.

Nel Messaggio natalizio dei patriarchi e capi delle Chiese di Gerusalemme si mette in luce come l’instabilità politica e la violenza che si sta vivendo in Medio oriente fosse anche una delle caratteristiche del tempo d nascita di Gesù. Ed è proprio in questo contesto che la luce di Gesù non deve spegnarsi e la speranza non deve venire meno: «Crediamo fermamente che la violenza non è la soluzione e che Gesù, il «Principe della Pace», è venuto a mostrarci non solo come riconciliarci con Dio, ma anche come riconciliarsi gli uni con l’altro». Un invito alla preghiera per i poveri e rifugiati e alle organizzazioni che li aiutano.

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«In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini e la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1, 4-5).

Noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, condividiamo con voi la gioia di questo tempo di Natale. La nostra vicinanza fisica alla città di Betlemme, dove l’Incarnazione ha avuto luogo, ci ricorda costantemente la sua magnifica realtà. Lodiamo Dio per il Verbo fatto carne nella persona di Gesù Cristo, formato nel sangue puro della Beata Vergine Maria, che ha fatto la volontà di Dio nel cooperare al suo piano divino. Noi lodiamo Dio per i pastori nei campi sotto Betlemme – la gente comune, senza stato o grado che è stata scelta per essere la prima ad udire la Buona Novella della nascita del nostro Salvatore. Lodiamo Dio per gli angeli con il loro messaggio di gloria a Dio e pace agli uomini e alle donne. Lodiamo Dio per i saggi, re d’Oriente, attraverso la cui intermediazione la Teofania di Dio è stata rivelata alle nazioni.

A volte è facile dimenticare che il primo Natale ha avuto luogo in un contesto di forte instabilità politica. L’Impero romano, occupante, era una potente realtà, e qui nel paese di Dio c’erano molti gruppi con rivendicazioni concorrenti e diverse appartenenze. La storia di vendetta di Erode contro i bambini di Betlemme ci ricorda che la violenza era all’ordine del giorno. Il mondo in cui Gesù è venuto non era molto diverso dalla situazione attuale qui in Medio Oriente, dove viviamo oggi. La violenza è vista da alcuni come l’unico modo per imporre l’ordine e garantire la sicurezza; per altri, come l’unico modo per resistere all’oppressione e all’ingiustizia. Crediamo fermamente che la violenza non è la soluzione e che Gesù, il «Principe della Pace», è venuto a mostrarci non solo come riconciliarci con Dio, ma anche come riconciliarsi gli uni con l’altro. La pace deve cominciare nel cuore dell’uomo riconoscendo una comune umanità con ogni persona che è stata creata a immagine di Dio.

Nei primi mesi della sua vita, il bambino Gesù ha dovuto essere portato da Maria e Giuseppe in Egitto come un rifugiato in cerca di un luogo sicuro. Questo porta alla mente le molte centinaia di migliaia di persone che in questa regione hanno dovuto fare dei viaggi simili a quelli dei rifugiati, lasciando le loro case e tutto ciò che è familiare, naturalmente in cerca di un futuro. Vi invitiamo questo Natale a pregare specificamente per loro, per tutte le organizzazioni di sostegno che li sostengono e per i leader del nostro mondo perché cerchino di creare una situazione in cui la ricerca di rifugio non sarà necessaria.

In mezzo a queste realtà difficili, noi ci rallegriamo che la luce di Cristo brilla ancora – anche nei luoghi più bui. Come il Verbo divino si è fatto carne nel Bambino di Betlemme, preghiamo che il Verbo di amore, gioia e pace di Dio, continui a farsi carne oggi, nel momento in cui apriamo i nostri cuori e le nostre vite alla sua divina presenza in mezzo a noi.

Nel cuore della fede cristiana, vi auguriamo un gioioso Natale nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

 

+ Patriarca Teofilo III, Patriarcato greco-ortodosso

+ Patriarca Fouad Twal, Patriarca latino

+ Patriarca Norhan Manougian, Patriarca della Chiesa ortodossa armena apostolica

+ P. Pierbattista Pizzaballa, OFM, Custode di Terra Santa

+ Mons. Anba Abraham, Patriarcato copto-ortodosso, Gerusalemme

+ Arcivescovo Swerios Malki Mourad, Patriarcato siro-ortodosso

+ Mons. Daniel Aba, Patriarcato ortodosso etiope

+ Mons. Joseph-Jules Zerey, Patriarca melchita

+ Arcivescovo Mosa El-Hage, Esarcato maronita

+ Mons. Suheil Dawani, Chiesa episcopale di Gerusalemme e del Medio Oriente

+ Mons. Munib Younan, Chiesa evangelica luterana di Giordania e Terra Santa

+ Mons. Pierre Malki, Esarcato siro-cattolico

+ Mons. Joseph Antoine Kelekian, Esarcato armeno cattolico

 

(Natale 2013)

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