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Gennaio 2014

Aspettando di tornare a casa

L'impegno dei missionari nell'attuale crisi della repubblica centrafricana, in attesa di nuove elezioni.

Nel marzo 2013 la repubblica centrafricana aveva subito un colpo di stato dalle forze militari Seleka e il suo leader N’Djamena aveva sospeso la costituzione, generando nei mesi successivi una violenta rivolta che aveva portato l’ONU ad intervenire nel mese di ottobre inviando truppe francesi. Secondo i dati ONU ci sarebbero 1 milione di sfollati e 2 milioni le persone bisognose di aiuto. Nonostante ciò nel mese di dicembre sono continuati duri scontri che avevano coinvolto i cristiani e i musulmani. Nei primi giorni di gennaio i Vescovi erano poi intervenuti con una dura ed accorata lettera pubblicata dall’Agenzia Fides. Essi avevano ribadito l’urgenza di ristabilire le condizioni di sicurezza e rapide elezioni. Pochi giorni fa è stato deposto il presidente N’Djamena e al suo posto è stato nominato ad interim Alexandre Ferdinand Nguendet ritenuto tuttavia troppo vicino a Seleka e al presidente deposto.

In attesa di nuove elezioni, anche i missionari si mobilitano per il bene del paese. P. Aurelio Gazzera, missionario carmelitano a Bozoum (325km dalla capitale Bangui) rilasciando una intervista all’agenzia Sir aveva così commentato la situazione: «Sono partiti tutti (Seleka) con un convoglio verso il Ciad e sono stati disarmati dalla Misca (la forza militare internazionale dei Paesi dell’Africa centrale a sostegno della Repubblica Centrafrica. La Misca ha pattugliato la città tutta la notte ma alle 13 sono partiti verso Paoua, lasciando la città senza protezione. Speriamo che non ci siano problemi. Dovrebbero tornare oggi. Lungo la strada diverse case sono state bruciate dalla Seleka la settimana scorsa. Qui ha incontrato i 750 sfollati che hanno trovato rifugio nella scuola biblica della Chiesa Evangelica dei Frères. Abbiamo organizzato una piccola riunione e annunciato la partenza della Seleka, con la possibilità di tornare a casa entro uno o due giorni. Abbiamo consegnato 240 kg di riso. Ieri è stato organizzato un incontro tra gli antibalaka (trad: anti-machete, i gruppi di autodifesa che si sono organizzati contro gli ex ribelli della Seleka), i rappresentanti della Misca e il Comitato di mediazione. Lo scopo di questi incontri – precisa il missionario – è di spiegare la partenza del Seleka, calmarli e convincerli a tornare ai loro villaggi e deporre le armi».

Suor Dalva Maria Areia, missionaria comboniana brasiliana, superiora provinciale delle Suore comboniane del Centrafrica e Ciad (risiede a Bangui) in una intervista a radio vaticana afferma che la situazione rispetto al marzo 2013 è peggiorata a causa dei saccheggi, volenze sulle donne, furti ed omicidi perpretati da Seleka, provocando così molta paura ed insicurezza nella gente. L’anarchia non è finita. Ma ci sono segni positivi grazie anche alla comunità cristiana: «Giustamente, grazie a Dio, abbiamo una Chiesa con vescovi che hanno preso in mano veramente questa situazione. In questo momento, la diocesi di Bossangoa e la diocesi di Bangui, sono quelle che stanno soffrendo di più. E allora i nostri vescovi hanno denunciato alle persone che potevano aiutarci questa violenza enorme, cui stiamo assistendo in questo momento. Mi dispiace che la comunità internazionale e le persone che potevano aiutarci due o tre mesi fa non abbiano dato valore a queste voci. In questo mese, doveva esserci una riunione dei vescovi in Centrafrica, ma non c’è stata. Loro però hanno preparato un messaggio bellissimo, per invitare tutti i cristiani alla riconciliazione, al perdono e alla pace. Non si può costruire un Paese con questa violenza. […]. Sappiamo che oggi in parlamento hanno iniziato le consultazioni con i rappresentanti dei partiti e della società civile, per organizzare, preparare una lista di possibili candidati. La gente quindi aspetta un segno visibile che dia sicurezza, per tornare a casa».

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