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Febbraio 2014

Il servizio della leadership

Il servizio della leadership, che cosa implichi, e con quali atteggiamenti siamo chiamati a viverlo?

Si sta svolgendo in questi giorni a Roma l’incontro dei superiori dei missionari comboniani, incontro iniziato l’8 febbraio che durerà fino al 23 febbraio. Si tratta di un appuntamento in preparazione al prossimo capitolo generale. Diversi gli obiettivi, sia formativi che spirituali: facilitare la comunione e la comunicazione all’interno dei vari organismi ed istituzioni, riflettere su Il tutto in vista del prossimo capitolo generale. I lavori sono iniziati con la presentazione di una articolata riflessione del superiore generale P. Enrique Sánchez González, dal tema “Servizio dell’autorità nel contesto odierno dell’Istituto”. Presentiamo qui sotto una parte della realazione il cui testo si trova integralmente in comboni.org:

Punti di forza per l’esercizio della leadership nel contesto dei gesti e dell’insegnamento di papa Francesco
“Sappiate sempre esercitare l’autorità accompagnando, comprendendo, aiutando, amando; abbracciando tutti e tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride; le periferie esistenziali del cuore umano. Teniamo lo sguardo rivolto alla Croce: lì si colloca qualunque autorità nella Chiesa, dove Colui che è il Signore si fa servo fino al dono totale di sé” (papa Francesco).

I gesti e il magistero di papa Francesco ci invitano ad una “conversione” nel nostro servizio ai fratelli: una conversione dei nostri atteggiamenti personali, delle nostre relazioni, delle prospettive e dello stile della missione. Ci chiamano ad accogliere e ad affrontare le sfide della storia e i problemi dell’umanità con un atteggiamento di positività e di benevolenza, sapendo vedere nel campo il grano che cresce, pur in mezzo alla zizzania, partecipando dell’amore di Dio per il mondo, nell’impegno a ricostruire la fiducia, a ridare alle persone la libertà di esprimersi.

1. Conversione degli atteggiamenti personali

a) Un servizio centrato sull’essenziale
L’essenziale per noi è Gesù Cristo, la testimonianza del Vangelo secondo il carisma: con questa fedeltà sosteniamo i nostri fratelli nel camminare verso il Signore. Siamo chiamati a vivere il discepolato come condizione essenziale e indispensabile per svolgere la nostra missione, consapevoli di essere “all’incrocio del dono”: tutto ciò che Dio ci ha donato con la fede, con la vocazione e con il carisma siamo chiamati a donarlo agli altri.

Il nostro impegno di vita consiste nell’identificarci con Gesù, che ha messo al centro le persone, ha usato misericordia e tenerezza, ha condiviso parole e gesti di profonda umanità e di perdono. Possiamo seguire Gesù solo se viviamo in profonda unione con lui e contempliamo le persone, le realtà del creato con il suo sguardo benevolente e rispettoso.

b) Un servizio che ha la sua autorevolezza nell’autenticità

Ognuno di noi è chiamato a custodire la sua libertà interiore e ad essere se stesso, senza irrigidirsi nelle dinamiche di ruolo. La nostra credibilità è legata alla corrispondenza delle parole e dei gesti con la verità della vita. Il nostro impegno è liberarci dai segni mondani del potere e dallo spirito di mondanità, testimoniando uno stile di vita semplice, umile e gioioso.

c) Un servizio che si esprime con profonda umanità

Siamo invitati a combattere con decisione la cultura dello scarto che può entrare anche nella nostra vita, riconoscendo e difendendo i diritti fondamentali di ogni persona; siamo chiamati ad avere il coraggio di esprimere tenerezza, soprattutto verso i più vulnerabili; a riconoscere i nostri peccati e limiti; a non pretendere di avere sempre le risposte per tutto e per tutti, ma piuttosto a ricercare pazientemente la verità insieme con i fratelli.

2. Conversione delle relazioni

a) Un servizio che sa esprimersi in modo semplice e diretto
Sentiamo l’importanza di usare un linguaggio attuale; di ascoltare molto per imparare le parole che gli altri possono capire; di avere cura della comunicazione e della sua pedagogia, cercando e trovando parole di senso, che toccano il cuore delle persone, perché sono vicine alla loro vita.

b) Un servizio che è un “camminare con i fratelli”

Camminiamo con i fratelli, come Gesù con i discepoli sulla strada di Emmaus:

• davanti a loro, per aprire la strada e indicare la meta, scrutando l’orizzonte nella speranza;

• dietro di loro, per metterci al passo dei più deboli, preoccupati che nessuno si perda;

• in mezzo a loro, capaci di mescolarci nel gruppo, perché anche noi siamo sulla strada, con le nostre fatiche e le nostre gioie, con i nostri slanci e i nostri peccati, nel comune impegno di fedeltà alla vocazione.

c) Un servizio che cerca la volontà di Dio insieme ai fratelli

Valorizziamo il discernimento e la collegialità per far crescere la comunione, creando e consolidando le strutture necessarie per la partecipazione, nella consapevolezza che il discernimento è un processo che chiede pazienza e tempo, ascolto e dialogo, libertà interiore, spirito di fede e coraggio di assumere decisioni secondo la propria responsabilità.

3. Conversione delle prospettive e dello stile della missione

a) Un servizio “profetico”
Nell’insieme dei nostri atteggiamenti e delle nostre scelte cerchiamo di cogliere e far cogliere i segni che invitano al cambiamento, di esprimere profezia, visione di futuro, vicinanza ai poveri. Siamo chiamati a vivere e a testimoniare in modo più visibile, con le nostre scelte concrete, il segno della fraternità, che ci unisce gli uni agli altri, superando le tentazioni del clericalismo.

b) Un servizio che ha il coraggio di “uscire e far uscire”

Raccogliamo l’invito ad andare verso le periferie geografiche ed esistenziali, in un vitale dinamismo di “uscita” sulle strade aperte del Vangelo, in uno stato permanente di missione, liberandoci da ogni forma di rigidità istituzionale e di autoreferenzialità, “per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno” (EG 25).

c) Un servizio che esprime e diffonde la cultura dell’incontro

Siamo invitati a promuovere e a testimoniare la “cultura dell’incontro” come stile di vita e di missione, con gesti di prossimità specialmente verso gli ultimi, i deboli, i malati che sono in mezzo a noi la carne di Cristo.

d) Un servizio gioioso, portatore di speranza

Siamo chiamati a ravvivare la speranza dei nostri fratelli, a riscaldare i cuori, testimoniando il coraggio di aprire strade nuove, oltre i percorsi consolidati e sicuri osando il nuovo, con fede e con speranza, in fedeltà creativa al carisma e all’ardimento dei Fondatori.

“Non v’è maggiore libertà che quella di lasciarci portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove Lui desidera” (EG 280).

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