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Marzo 2014

Talento missionario

Missionario dehoniano, malato di AIDS, riceve premio ONU per il lavoro con i poveri

«Ieri l’altro mi hanno telefonato dalle Nazioni Unite di New York per informarmi che dall’UNFPA mi è stato attribuito un premio per il mio impegno a favore dei malati, delle donne con fistole, dei poveri ecc. UNFPA è il fondo delle nazioni Unite per lo sviluppo dei popoli. Dovrò recarmi a New York per ritirarlo, il giorno 12 giugno (un giovedì)…»

Così, senza fare troppo clamore come è nel suo stile, p. Aldo Marchesini sacerdote dehoniano medico che da oltre quarant’anni è missionario in Mozambico ha annunciato di aver ricevuto il prestigioso premio che l’ONU consegna ogni anno a chi si prodiga nel migliorare la salute della popolazione mondiale.

Il Word Population Award sarà consegnato anche al Johns Hopkins Programme for International Education in Gynecology and Obstetrics, un ente non a scopo di lucro fondato dalla Johns Hopkins University nel 1973 per combattere la mortalità nel parto.

Il segretario dell’ONU Ban Ki-moon nel dare la notizia ha definito p. Aldo “un prete cattolico che si è dedicato ai temi della popolazione per più di 40 anni, e che è stato anche rapito e imprigionato numerose volte”.

P. Aldo Marchesini originario di Bologna, è stato l’unico medico a curare la fistola ostetrica in Mozambico. La sua professione si intreccia profondamente alla sua vita consacrata: rapito e imprigionato diverse volte durante la guerra civile nel Paese ha deciso ugualmente di rimanere in Africa. Ma oltre ad essere medico missionario ha l’AIDS, malattia contratta con il suo lavoro e che non ha mai nascosto. In una intervista rilasciata nel 2006 spiegava: «Pensai che la mia vicenda personale di sieropositivo in terapia antiretrovirale potesse essere utile per dare coraggio a molte persone, o perlomeno potesse servire per rompere la spirale di silenzio e di fuga dalla realtà» E così ha deciso di andare avanti per essere un segno di speranza per molti africani infettati e non. Ogni anno opera più di 400 persone ma lui stesso ammette di non tenerne conto: un religioso senza fare rumore è quotidiano segno di vita.

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