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Aprile 2014

Quale futuro per i cristiani in Medio Oriente?

I cristiani in Iraq e in medio oriente sono sempre meno e in fuga. Un fenomeno che da anni non si arresta

Le agenzia di stampa Fides, Asianews e radio vaticana hanno riportato l’allarmante denuncia del Patriarca Caldeo iracheno,  Louis Raphael Sako secondo il quale in Iraq i cristiani stanno scomparendo e tra circa 10 anni si conteranno poche decine di migliaia di essi.

Un fenomeno che ha molteplici cause: l’instabilità politica, la recrudescenza dei fondamentalismi, la facilità di fuggire verso terre più sicure.

Nella sola Baghdad si è passati da un milione di cristiani, a 600 mila agli attuali 400mila.

Mons. Sako denuncia: «“I cristiani sono coloro che soffrono di più la recrudescenza della violenza in tutto l’Iraq. Ciò è dovuto al fatto che i cristiani non mantengono affiliazioni tribali, come invece fanno gli arabi musulmani. L’unica via che hanno per risolvere le controversie è attraverso il sistema legale iracheno, che è spesso criticato per la sua corruzione, ed è soggetto a manipolazioni politche».

Ecco qui sotto il testo integrale dell‘intervento dall’Agenzia Fides

La situazione in Medio Oriente è preoccupante, così come lo sono certi discorsi sulla primavera araba che si sentono da parte di certi dirigenti. I Paesi di quest’area sono un miscuglio di etnie, religioni e lingue  che  comporta fatalmente tensioni, conflitti, lotte, perchè non si è mai affermato un criterio di cittadinanza in grado di integrare tutti, a qualsiasi religione o etnìa appartengano. Oggi quasi tutti chiedono l’autonomia e talvolta esplicitamente la divisione in cantoni. Queste voci peggiorano la situazione, e la complicano. Si crea  un vero e proprio vuoto istituzionale, si deteriora la sicurezza  e si permette ai gruppi criminali ed estremisti  d’agire. Al momento non si vedono soluzioni concrete all’orizzonte, anzi vi è una sempre più netta divisione, sfiducia e preoccupazione per il futuro del mosaico orientale.

Noi cristiani viviamo una grande inquietetudine e ci chiediamo se è ancora possibile pensare a una convivenza armoniosa e degna del suo nome. Siamo delusi! La libertà religiosa non viene rispettata in modo eguale per tutti. Vi è la religione di Stato, che vale per tutta la regione del Medio Oriente, mentre le altre religioni  sono “tollerate” nel senso dispregiativo del termine. Nelle ultime settimane ho letto i messaggi fatti circolare per chiedere ai musulmani di non salutare i cristiani o di non far loro gli auguri  per Natale !!! Anche per questo tanti cristiani hanno preferito lasciare il Paese per sempre. Il loro numero a poco poco diminusce!

La comunità internazionale invece crede che si possa migliorare la situazione sostenendo un incerto programma per arrivare alla democrazia attraverso le armi! Il risultato è lo scontro tra una  opposizione armata e un regime che distrugge tutto.

Tutta la Chiesa cattolica dovrebbe aiutare in concreto  i cristiani orientali a rimanere nelle loro terre e chiese. Si dice che qui è fiorito il cristianesimo e che la nostra presenza è importante, ma non si dice mai cosa rende possibile perseverare nella speranza. C’è stato il sinodo dei vescovi sul Medio Oriente, poi la visita di Papa Benedetto XVI in Libano e l’Esortazione Apostolica, ma la domanda essenziale rimane: cosa viene dopo?

Penso che in tutto questo la Santa Sede ha un ruolo cruciale, anche e soprattutto per garantire ai cristiani la possibilità di vivere nel proprio Paese e rimanere al proprio posto. Se si favorisce la loro fuoriuscita, aumenta anche la divisione  delle Chiese Orientali tra loro e nei confronti di Roma. A poco a poco riappaiono vecchie animosità, e queste Chiese cadrannonella trappola del nazionalismo: assiri, armeni, caldei… mentre la Chiesa è mandata a tutte le nazioni, aperta a tutti i popoli e a tutte le lingue.

Queste Chiese di origine apostolica meritano un sostegno adeguato da parte della Chiesa Universale nella loro missione di “comunione e testimonianza”, per affrontare le mille urgenze, rimanere salde nelle loro terre e essere uno strumento di pace.
Un sostegno internazionale, favorito dalla Chiesa universale, sarebbe un grande aiuto  per provare a garantire una vità degna per tutti.

La realtà della persona e delle relazioni personali deve essere affermata, di fronte all’individualismo e ai disegni delle lobby d’interesse e dei gruppi estremisti. Le forme dell’amore vissute e predicate nel Nuovo Testamento devono essere riproposte e praticate alla luce del sole. Ma anche i musulmani devono aggiornare l’applicazione dell’insegnamento del Corano. Che cosa c’è di meglio di quella “laicità positiva” che rispetta la religione e può esprimere uno sguardo più adeguato sulla persona (quello ad esempio che si manifesta nella Dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa del Concilio Vaticano II), in modo che i diritti umani non rimangano sospesi in aria, staccati dalle persone concrete che dovrebbero poterli esercitare? Evidentemente, molti non hanno letto i 30 articoli  della Dichiarazione universale dei diritti umani stesa nel 1948. Il tema dei diritti e delle responsabilità dell’uomo, con il loro fondamento nella realtà del mistero della persona umana, discende dal riconoscimento di quel suo mistero proprio: il mistero della libertà della coscienza, e della sua ricerca nell’ambito delle diverse società. Questi punti chiedono una discussione aperta da parte di tutti: cristiani, musulmani, ebrei, non credenti e tutti gli altri. E’ un’esigenza vitale!

Louis Sako, Arcivescovo di Kirkuk dei Caldei

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