ReliPress | RELIGIOUS LIFE PRESS
Agosto 2014

Un cammino di 36 ore attraverso la Siria in continua preghiera e ansia

Thérèse K. è una suora siriana, Francescana Missionaria di Maria, in missione in Russia. Si trovava in ‘absentia domo’ a Damasco, con la sua famiglia, quando Sr. Narelle, Provinciale del Medio Oriente, le ha chiesto di aiutare per un mese la comunità di Aleppo.

Questo articolo racconta ciò che è accaduto quando Sr. Thérèse ha cercato di raggiungere Aleppo e ci permette di dare uno sguardo ad una zona di guerra e alla vita delle persone che vivono in quei luoghi.

Un mercoledì, alle otto del mattino, sono partita per Aleppo, città situata a 330 chilometri da Damasco. Generalmente ci vogliono quattro ore per raggiungere Aleppo in autobus, ma nell’attuale situazione sono necessarie almeno dieci ore. Con mia grande sorpresa, i miei vicini di destra e di sinistra, di fronte e dietro, erano continuamente in preghiera, con il Corano o un rosario musulmano nelle loro mani. Ovviamente, anch’io ho fatto lo stesso, come fanno tutte le fmm, i membri della mia famiglia e i miei amici.

Le prime ore del nostro viaggio sono trascorse tranquillamente, anche se abbiamo corso qualche rischio quando attraversavamo le zone vigilate dai cecchini. Abbiamo fatto infinite fermate per i controlli delle carte di identità per verificare che fossero “nella forma dovuta e regolamentare”. Di tanto in tanto i viaggiatori ricevevano telefonate dalle loro famiglie preoccupate per loro. Naturalmente, anche Sr. Narelle, le suore di Damasco e la mia famiglia mi hanno telefonato molte volte.

Mi ha molto turbato vedere lungo il nostro percorso tanti danni e distruzione, soprattutto i danni all’autostrada internazionale e alle città di Homs e Hama. Dopo 7 ore di viaggio, grazie alle tante comunicazioni con le famiglie, una voce cominciò a diffondersi: l’ingresso ad Aleppo era bloccato ed era in atto uno scontro armato. Pare che questo sia normale, che sia ciò che spesso accade.

Bisogna semplicemente aspettare che gli scontri abbiano termine per poter continuare il viaggio. Durante la solita sosta per riposarci e ristorarci, l’autista ci ha consigliato di prenderci tutto il tempo necessario e di mangiare bene. Non avevamo fretta di ripartire perché non sapevamo quanto tempo avremmo dovuto aspettare prima di poter entrare in Aleppo.

Quando la barricata dell’esercito siriano ebbe termine, siamo entrati nei villaggi controllati dagli “almoussalahin” (gruppi armati), che ci hanno invitato a coprire la nostra testa Tutte le donne erano preparate a questo, nonostante il malcontento espresso apertamente. Quando ho visto che eravamo a 30 km da Aleppo, mi sono sentita meglio. Erano le 17.30 e pensavo che avrei potuto essere a casa delle suore per le 18.00. Ma, dieci chilometri dopo, a Zraibe, abbiamo trovato decine di pullman, di piccoli autobus e auto in attesa perché l’ingresso di Aleppo era ancora chiuso a causa dei combattimenti. Purtroppo non c’era più alcuna possibilità di un collegamento telefonico per poter comunicare con le Suore e con le nostre famiglie e rassicurarli. Al calar della notte, nessuno riusciva a muoversi, anche se i combattimenti si erano fermati. Abbiamo dovuto trascorrere la notte in pullman e ripartire all’alba.

Quanti gesti di solidarietà e di condivisione tra i passeggeri: alcuni che avevano uno speciale collegamento telefonico hanno offerto agli altri di usare il loro telefono per rassicurare le famiglie, altri sono andati fuori a comprare del pane e lo hanno distribuito, altri ancora hanno offerto dolci arabi datteri e bevande. Gli abitanti del villaggio hanno offerto la loro ospitalità, alcuni di noi hanno accettato e sono stati molto ben accolti.

La notte è stata molto rumorosa perché la circolazione era limitata ai gruppi armati: camion, serbatoi d’acqua … All’alba, intorno alle 5.00, le auto hanno cominciato a partire. Che fortuna! Presto saremmo arrivati ad Aleppo. Due chilometri più avanti, un’altra barricata. Abbiamo dovuto tornare indietro. I combattimenti proseguivano, il rumore ci sembrava assordante e abbiamo sentito colpi di pistola molto vicini a noi.

Dato che avevamo perso ogni speranza di entrare ad Aleppo dall’autostrada internazionale, che doveva rimanere chiusa fino al lunedì successivo, abbiamo dovuto prendere una decisione. Gli “almoussahalim” ci hanno proposto due soluzioni: prendere una strada detta “sicura” (altre 4 ore di viaggio) che ci avrebbe condotti alla zona di Aleppo occupata dagli “almoussahalim” e, una volta in quella zona, ognuno di noi avrebbe dovuto trovare un modo per attraversare la regione controllata dall’esercito siriano, oppure tornare a Damasco. Il conducente non voleva rischiare di viaggiare su strade che non conosceva … Alcuni passeggeri che avevano vissuto in quelle zone hanno preso un minibus per continuare il loro viaggio, altri hanno scelto di tornare a Damasco.

Alle 10 del mattino siamo ripartiti per Damasco, che avremmo raggiunto intorno alle 20.00. Abbiamo avuto altre avventure, ma eravamo meno ansiosi. Poiché l’atmosfera era più rilassata, i rapporti tra i passeggeri sono divenuti più FMM familiari. Una donna, seduta vicino a me, mi ha chiesto: “Che cosa significa l’anello che porti al dito?” Quando siamo andati a mangiare, mi sono seduta al tavolo con la famiglia che mi ha aiutato a mettermi in contatto con le Suore. E una donna mi ha chiesto: “Sei una suora?” Tra noi passeggeri, abbiamo finalmente avuto il coraggio di scambiarci i numeri di telefono. All’ingresso di Damasco, abbiamo ricevuto l’ordine di non guardare a destra o a sinistra, e di non fare gesti e l’autobus è andato molto veloce, per timore dei cecchini. Le preghiere e i gesti gentili continuavano: la famiglia che già mi aveva aiutato, ha subito telefonato alle suore per avvertirle che eravamo già arrivati. Quando sono arrivata a casa, ho saputo che hanno celebrato una Messa per me nella parrocchia di mia sorella, perché potessi tornare a Damasco sana e salva. Rendiamo grazie al Signore! Eterno è il suo amore misericordioso!

Notizie correlate
Ottobre 2015

Monaci in trincea

Marzo 2014

Finalmente libere!

Dicembre 2013

La speranza negli occhi

Dicembre 2013

Natale a Mar Musa

Lascia un commento

* obbligatorio

Bollettino UISG

Periodico informativo dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali, con sede a Roma (Italia)

continua
newsletter

iscriviti alla nostra newsletter

Seguici su..