ReliPress | RELIGIOUS LIFE PRESS
Settembre 2014

Affettività e uso dei mass-media

Il discorso pone insieme due realtà: l’affettività e i mass-media. La relazione interpersonale è l’area in cui la maturazione affettiva s’incontra con questi strumenti moderni, e quindi s’interroga su come il loro uso può risultare utile per il cammino di maturazione.

È un argomento molto attuale, e un po’ di frontiera, per il quale non disponiamo ancora di sintesi definitive e almeno relativamente complete, né di progetti educativo-formativi collaudati[i].

Quanto dirò risente di entrambe queste carenze, oltre al fatto che non sono un “nativo digitale”, ma semmai un discreto fruitore di questi moderni mezzi di comunicazione, più o meno “convertito” dalla loro utilità pratica per la elaborazione di testi e la semplificazione-velocizzazione delle relazioni, molto meno per quanto concerne l’uso di modalità comunicativo-relazionali come facebook e twitter.

Il nostro discorso pone insieme due realtà, che pur appartengono a piani diversi: l’affettività e i mass-media, specie nella versione della rete e del digitale. La prima col suo percorso in qualche modo già definito, soprattutto in rapporto con la relazione interpersonale, che è l’area comune, in cui la maturazione affettiva s’incontra con questi strumenti moderni di comunicazione, e dunque s’interroga su come il loro uso può risultare utile per il cammino di maturazione stessa.

Vediamo allora le cosa dai due distinti punti di vista: da ciò che significa relazione verginale, e poi dalla natura della relazione e dalle possibilità relazionali offerte dai moderni mass-media.

Stile relazionale del vergine

Partiamo da una prima costatazione che è anche una regola, la regola dello stile relazionale della persona consacrata. Tale stile dovrebbe esser mantenuto anche quando il vergine usa quegli strumenti particolari di cui parliamo. L’uso dei quali, dunque, è positivo e può divenire fruttuoso solo se in qualche modo rispetta queste regole, magari lasciando intravederne lo spirito autentico, o altre possibili regole.

Molte relazioni, ma con uno stile particolare inconfondibile

Questo principio è determinato dal fatto che la relazione è il luogo naturale della testimonianza verginale. Se un giovane sceglie la verginità lo fa per dire che Dio è la fonte dell’amore, e anche il suo obiettivo finale, che quando due persone si vogliono bene lì Dio è presente, che il Creatore ha messo nel cuore della creatura una sete e pure una capacità d’infinita d’amare, che solo Dio può appagare quella sete… Ebbene tutto questo non può esser testimoniato in teoria o in maniera statica, passiva, ma soprattutto attraverso la relazione, e una relazione in cui si è coinvolti. Evidentemente questo stile deve essere rispettato anche nel momento in cui uno vive la relazione in rete. Per questo uno deve sempre chiedersi, nei tanti contatti che può gestire, se sta in effetti dando testimonianza della propria identità di giovane vergine, o se sta semplicemente divertendosi, magari sotto mentite spoglie (senza presentarsi nella propria identità), a giocare coi sentimenti e la vita degli altri (l’esempio del chierico alla festa di compleanno di Francesca).

Pericoloso improvvisare su questo o pensare che ognuno può di volta in volta scegliere quel che gli sembra il caso di fare.

Tirarsi in disparte

Tante relazioni, ma senza mai occupare il centro d’esse, perché il centro è di Dio, appartiene a lui; scegliere la verginità significa proprio segnalare, abbiamo detto, tale centralità. Al punto che…[ii].

La rete offre una possibilità inedita e incredibile di rapporti, ma anche qui è importante chiedersi per quale motivo uno li vive, se per indicare tale centralità o per… attirare a sé, o per non vivere la solitudine, o per fare qualche esperienza un po’ insolita, per così dire, o per… divertirsi a chattare. È fondamentale porsi sempre l’interrogativo fondamentale, quello circa la motivazione che spinge ad agire, pensando che nulla è neutro e senza conseguenze.

Ed è proprio da questa domanda che nasce l’altro interrogativo, quello sul come. Se davvero vivo la relazione per testimoniare la centralità dell’amore di Dio allora assumerò un atteggiamento che in tutto quello che faccio nel vivere la relazione attraverso la rete (nelle parole, nei gesti, nel modo di trasmettere la mia benevolenza, nella frequenza dei contatti, nello stile relazionale…) testimoni di fatto il mio appartenere a Dio e il mio desiderio che anche l’altra persona sperimenti tale appartenenza. Ben sapendo che molte volte la rete è il luogo d’incontro di persone che si sentono sole, e dunque piuttosto predisposte ad attaccarsi a chi mostra loro una certa accoglienza, persone affette da “ansia da connettività”: è particolarmente importante che anzitutto il consacrato non appartenga a tale categoria (sarebbe un guaio), e, secondo, che avesse il coraggio e la libertà di mandare messaggi chiari e adeguati a chi mostrasse tale tipo di tendenza nei suoi confronti. Per evitare qualsiasi autoreferenzialità.

Sfiorare senza penetrare

Non è il corpo il luogo né il motivo dell’incontro, ma l’amore di Dio che il vergine vuole annunciare e rendere presente anche attraverso la sua presenza in rete…[iii].

È ancora la questione dello stile, che può esser profondamente illuminato da questo principio che il giovane vergine deve avere molto chiaro nella mente. Questo “sfiorare” significa in ultima analisi una certa discrezione nel rapporto, una non invadenza nella vita altrui, un non giocare coi sentimenti, significa anche la capacità di trasmettere affetto in maniera originale, senza l’immediatezza corporale sensibile. Più in concreto, e tradotto nel linguaggio della rete, potrebbe significare proprio la capacità di fare un uso discreto di questo tipo di comunicazioni, senza la pressione per la quantità e velocità delle risposte, o la frustrazione per l’attesa di risposte che non arrivano, senza il bisogno compulsivo di comunicare le emozioni come condizione per poterle riconoscere e vivere pienamente. C’è chi misura il senso del suo io e della sua rilevanza dalle chiamate fatte e ricevute, dai contatti attivati; o chi, sempre in tal senso, vive come una interiorità esibita, e sviluppa un bisogno più o meno compulsivo di avere sempre un qualche contatto, e di rifiutare la solitudine, o di non disporsi a viverla come luogo di formazione, come luogo di esperienza di una presenza diversa, magari di quella di Dio.

Una conseguenza di questo è che l’individuo in tal modo non è capace né di vivere la relazione (poiché troppo riferita a sé in funzione dei propri bisogni) né la solitudine (perché di fatto rifiutata). È una specie di “individualismo interconnesso”, ben diverso dalla relazione e lontano anche dalla solitudine feconda.

Così la cyberintimità diventa cybersolitudine.

Esser artefice di bellezza

Il vergine è un artefice di bellezza, poiché ha consacrato la propria vita a Dio, ovvero ha scoperto la sua bellezza come una bellezza altissima, decidendo di poter fare a meno, di poter dire di no al volto umano più bello. E questo significa rinuncia, mortificazione, ma con una finalità positiva ed esaltante: dice di no al volto più bello per poter dire di sì al volto più brutto (l’esempio di Francesco con il lebbroso)[iv], ovvero dice di no all’esercizio d’un istinto umano per poter imparare ad amare col cuore e coi sentimenti di Dio! È questo, a ben pensare, lo scopo della consacrazione nella verginità. Che conseguenze e implicanze può avere questo nell’uso dei mass-media? Un effetto ben preciso: quello di esser capace di trasmettere il senso della bellezza, di comunicare la propria fede come una realtà attraente, con linguaggio avvincente, con parole, immagini, parabole, simboli… che arrivino al cuore di chi legge o vede. Forse questo è un aspetto non abbastanza sottolineato, quello di intendere tali strumenti moderni in prospettiva missionaria, dell’annuncio, per renderlo più bello e convincente. Il vergine è uno che dovrebbe aver affinato cuore e sensi e sensibilità in sintonia con la bellezza[v]. E dovrebbe dunque cimentarsi nell’uso di questo mezzi di comunicazione proprio per esprimere la passione del suo cuore, per dire Colui che è il più bello con il linguaggio della bellezza! Non intendiamo tali strumenti solo in prospettiva difensiva, quasi fossero solo da limitare o contenere, come tentazioni da sconfiggere. Essi sono una grande opportunità, per la quale occorre esser formati in senso positivo e propositivo, con saggezza e lungimiranza.

La rete: non solo “massmedia

Facciamo ora la stessa operazione dal punto di vista dei mass-media. Operazione di chiarimento della loro natura, per vedere quale tipo di rapporto può (e forse deve) stabilire con essa un consacrato. Vediamo allora come modi d’intendere la Rete, non necessariamente escludentisi tra loro. E seguendo un itinerario.. storico, dagl’inizi.

Internet come minaccia

È la prospettiva forse originaria. All’inizio la Rete ha creato problemi nei nostri ambienti, è stata vista con un certo sospetto, come qualcosa di pericoloso, o di fuori del reale e finto (sarebbe la prima accezione del virtuale).

C’è ancora tra di noi chi incarna questa posizione, che è datata –lo diciamo chiaramente- e fuori tempo, e che -non c’è dubbio- ci taglierebbe fuori dal mondo della Rete e dei suoi contatti. Ma chi potrebbe negare, molto realisticamente, la necessità di assumere, entro certi limiti, un atteggiamento di attenzione e protezione personale rispetto a questo “strumento”?

E questo forse diviene particolarmente comprensibile se parliamo d’un argomento come il nostro, della vita d’un giovane che ha scelto la verginità per il regno dei cieli. Il computer ha in sé un grande potere, per i contatti che consente, non solo con persone, ma con fonti d’informazione, e non solo in relazione con la cronaca, ma anche con il sapere o il presunto sapere della vita.

Sarebbe ingenuo non calcolare questo, sarebbe stolto non rendersi conto del sottile influsso che un uso indiscriminato di Internet potrebbe provocare nella persona, nel giovane che ha fatto quel tipo di opzione, e che a un certo punto può trovare nella Rete, tra le tante opportunità, anche mille strade che lo potrebbero portare molto lontano dalla sua scelta. Attraverso il solito percorso: attenzione dei sensi (vista soprattutto), frequentazione abituale di certi ambienti della Rete (siti), ripetizione e abitudine, bisogno sempre più forte di un certo tipo di contatto, fino al punto di creare un automatismo e assuefazione, che a questo punto condiziona anche la mente, i gusti, gli affetti, la sensibilità, indirizzandoli in una certa direzione, che potrebbe metter sempre più in crisi la possibilità di fare quella scelta di vita. È la storia di più di qualcuno, ahimè!

Ma che, al tempo stesso, non giustifica assolutamente non solo un rifiuto di questa realtà, ma nemmeno l’assunzione d’un atteggiamento unicamente difensivo nei suoi confronti. Nemmeno da parte dell’istituzione (che in questi casi tende a non parlarne, o se ne parla lo fa solo in senso sospettoso-protettivo).

Internet come strumento

Mass-media significa alla lettera strumenti di comunicazione sociale. È la prospettiva più attuale e più comune, tradizionale e pure moderna, che apre a un rapporto positivo, ma non ancora del tutto. Sta a dire l’enorme possibilità di comunicazione che ci viene offerta da questi mezzi, che noi stiamo solo imparando a usare, scoprendo –tra l’altro- sempre più tali opportunità, che ci aprono davanti mille strade.

In tale prospettiva, però, al di là dell’apparenza, noi siamo –da un alto, o all’inizio- come in una posizione di inferiorità rispetto alla Rete; è essa che in qualche modo s’impone alla nostra vita, come una sorta di totem moderno (il dio della tecnica) che noi stiamo timidamente imparando a render benevolo verso di noi, dal quale ancora continuiamo a difenderci per quel potere immenso che possiede (d’informazioni, soprattutto, e dunque anche di condizionamento dell’utente), simbolo un po’ sacrale che cerchiamo anche di non subire completamente, ma di scrutare sempre più nei suoi segreti e usare per la nostra utilità, quasi addomesticandolo, o tentando di dominarlo a nostra volta, in seconda battuta.

Forse scatta qui qualcosa di ancestrale, una paura antica per tutto ciò che è tecnologico, ma è indubitabile avvertire comunque, in modo più o meno inconscio, che si tratta d’uno strumento particolare, proprio per quei poteri di cui abbiamo detto, per quel senso di segreto e di mistero che incute, che solo alcuni, secondo questa prospettiva, riescono a maneggiare (i tecnici o maghi del computer, presenza preziosa in ogni comunità cui si ricorre come alla Vergine dei miracoli quando il computer non funziona).

Internet come esperienza e ambiente

Ma è il caso di chiedersi se Internet e dintorni rappresentino solo una realtà strumentale. In realtà, secondo un esperto come p. Spadaro, “Internet è anzitutto un’esperienza. Finché si ragionerà in termini strumentali non si capirà nulla della Rete e del suo significato. La Rete è l’esperienza che quell’insieme di tubi, macchine, fibre ottiche… rende possibile. Lo stesso magistero della chiesa sulla comunicazioni sociali ormai ha abbandonato il concetto di “strumento” per abbracciare quello di “ambiente”… Internet è uno spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte integrante, in maniera fluida, della vita quotidiana: un nuovo contesto esistenziale. Non dunque, un “luogo” specifico dentro cui entrare in alcuni momenti per vivere online, e da cui uscire per rientrare nella vita offline. La Rete, resa così a portata di mano, comincia a incidere sulla capacità di vivere e pensare. Dal suo influsso dipende in qualche modo la percezione di noi stessi, degli altri, e del mondo che ci circonda e di quello che ancora non conosciamo”[vi].

Di fatto sappiamo come alcune persone abbiano un primo approccio con la fede o con la vocazione o con tematiche religiose attraverso la Rete; ma in realtà ormai ognuno di noi può dire che dentro il suo computer è davvero personal, poiché lì dentro c’è un po’ la propria vita, ciò che vogliamo conservare di quanto abbiamo letto o scritto, ci sono i nostri contatti più significativi, i nostri amici, e la possibilità di stare in contatto con essi, compresi quelli più lontani. È personal, ma è anche la propria comunità di riferimento, in qualche modo.

Benedetto XVI, nel Messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali del 2013, usa la metafora della porta e dello spazio per parlare d’esse. E siamo di nuovo nell’idea della Rete come “spazio d’esperienza”, e lo spazio non è un semplice contenitore dell’esperienza, ma l’apertura d’una estensione.

E l’atteggiamento che ne nasce, allora, non è più solo difensivo, necessariamente ed esclusivamente tale, come abbiamo visto prima, ma ne viene come un invito ad allargare i nostri orizzonti, ad ascoltare i desideri profondi che l’uomo ormai oggi esprime molto bene anche in Rete. La tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali la relazione e la conoscenza. Per questo è indispensabile oggi poter presentare il Vangelo come il luogo in cui le vere domande dell’uomo prendono forma, il messaggio che esprime le domande di senso e di fede, che anche nella Rete si fanno strada.

Dunque la cultura del cyberspazio pone nuove sfide alla nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico che parli della possibilità e dei segni della trascendenza della nostra vita. Di qui il bisogno per questo d’una cyberteologia, o d’una cyberspiritualità, cioè dell’intelligenza della fede al tempo della Rete.

Cambia dunque radicalmente l’approccio a internet del giovane chiamato, che si sente chiamato a far entrare nella Rete la sua fede, la sua speranza, la sua opzione di verginità, tradotta nei termini della Rete, del suo linguaggio…, in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare, conoscere, comunicare, vivere, amare…[vii]

Non basta difendersi dalla Rete o difendere la propria opzione verginale da essa, ma occorre fare entrare la propria opzione per Cristo nelle autostrade infinite della comunicazione digitale, sia attraverso i contatti interpersonali (messaggi o relazioni vissute in Rete da persona a persona), sia attraverso i tanti modi possibili per rendere ragione della propria speranza raccontando la propria esperienza. Ma al tempo stesso è importante lasciarsi provocare da quanto emerge nella Rete, accogliere la domanda, render ragione della propria scelta a fronte di interrogativi, dubbi, sospetti, preconcetti, visioni parziali o distorte (della chiesa e della sessualità)… Quanto potrebbe farci bene intercettare tutto questo e prenderlo seriamente in considerazione non solo per dargli risposta, ma per metter salutarmente in crisi il proprio modo di vivere la consacrazione.

Stiamo parlando del coraggio di metter in gioco la nostra capacità di abitare e umanizzare questo immenso spazio della Rete, rendendolo un luogo antropologicamente e spiritualmente denso. Con l’apporto del vangelo, dei nostri carismi: non potrebbe, la Rete, esser l’estrema frontiera di evangelizzazione? È l’autenticità delle nostre relazioni che rende il Web abitabile, iscrivendovi nuovi significati non previsti dal dispositivo (o dalla cultura corrente).

Per questo le tre prospettive, qui indicate, si cercano e s’illuminano a vicenda, così come nelle relazioni che si vivono materiale e digitale sono ormai due articolazioni del nostro vivere e del nostro spazio esistenziale che non possono e non devono prescindere l’una dall’altra, uno spazio misto. Le relazioni faccia a faccia sarebbero infatti impoverite se non sapessimo sfruttare le opportunità del digitale non solo per la loro manutenzione, ma pure per il loro approfondimento (così come lo scrivere porta con sé una riflessione più approfondita rispetto al semplice pensare). Ma naturalmente ancora più povere sarebbero quelle relazioni che restassero confinate allo spazio digitale.

E questo crea una situazione un po’ paradossale, poiché da un lato dobbiamo esser presenti creativamente nel Web, con passione e saggezza; dall’altro, però, ciò è tanto più possibile quanto meno la Rete resta il nostro orizzonte ultimo di riferimento, e quanto più sappiamo trarre da un “altrove”, non orizzontale né equivalente, al luce per illuminare anche questo ambiente di relazioni[viii]: quell’altrove che è il nostro amore per il Signore Gesù, quell’altrove che è esattamente ciò che noi vorremmo tradurre in linguaggio accessibile a tutti nella Rete. Nel Web, ma non del Web (nel mondo, ma non del mondo).

Come abitare la Rete: alcune attenzioni pratiche

A questo punto possiamo tentare di segnalare alcune attenzioni pratiche , una sorta di pedagogia non solo dell’uso, come dice il titolo che mi avete dato (ricadremmo nella solita concezione strumentale un po’ ambigua e almeno incompleta), ma del rapporto, più in generale, tra giovane in formazione e mondo del Web, o del suo modo di abitare la Rete, di starci dentro in quanto credente nell’Evangelo (nell’e-vangelo), in quanto giovane consacrato nella verginità.

  • Attento, anzitutto, alla tua salute generale nell’uso del computer: Alla salute fisica Maggiore è il tempo che passi davanti al PC, più dovresti preoccuparti della postura che assumi, delle conseguenze sulla vista, sulla posizione delle spalle, sull’abitudine sedentaria che stai assumendo, ecc. Ma attenzione anche alla salute psichica: al tipo di nutrimento che tu scegli per i tuoi sensi, alla pretesa di esser sempre in contatto con tutto e con tutti e in tutti i modi, all’abitudine di riempire regolarmente tutti gli spazi della tua vita senza più esperienze di solitudine, al pericolo di smarrire il gusto (e la fatica) della ricerca personale, del pensiero logico e critico, d’una certa ginnastica del pensiero… sostituendo tutto ciò con un semplice clic, alla sensazione di potere sugli altri, alla possibilità di stabilire (o cancellare) relazioni con chiunque…
  • Sii cosciente del tempo che impieghi davanti al PC, e non proprio per lavoro. È tempo calcolato e che resta nei limiti del programma, o che rischia di “proiettarti fuori del tempo”?[ix], o è tempo che a volte li supera, spesso senza rendertene conto? È tempo che rispetta un certo ordo della tua vita? Ed eventualmente è tempo tolto a cosa?

Per questo attenzione: internet è una rete che cattura, occorre dunque –in positivo- esser accorti al rischio d’esserne “preso”, sentirsi responsabili in prima persona della gestione del tempo, avere un obiettivo chiaro nell’uso d’internet, preciso e orientato alla crescita culturale e alla missione pastorale: “navigare senza scopo ha la prerogativa di far volare il tempo”[x]; vivere relazioni senza un motivo preciso o senza un codice preciso di riferimento per quanto riguarda lo stile relazionale espone a una enorme perdita di tempo e a volte a subire una gestione incontrollata e incontrollabile da parte dell’altro/a con cui si è entrati in rapporto.

  • Più in particolare, la tua vita, la tua formazione e il tuo ministero son più importanti del PC, ma possono trovare in esso stimolo e provocazione a vivere e lasciarti formare dalla vita in modo molto realistico. Dunque da un lato non permettere che esso ti sottragga ai tuoi doveri, specie a quelli relazionali reali (non virtuali), alla tua comunità, e attento a non correr il rischio di stare in contatto solo o prevalentemente con chi è in internet o solo attraverso internet; ricordati che “il prossimo è colui sul quale possiamo posare la mano”[xi]. I rapporti umani costruiti in rete devono diventare un “anche”, non un “invece”.

Dall’altro, come abbiamo ripetuto, Internet è una opportunità (al servizio di…). Quante cose da dire e quante occasioni di annuncio dell’amore di Dio con l’uso di Internet, con la possibilità di far arrivare lontano il commento alla Parola del giorno, con l’uso di immagini scelte con gusto e quant’altro per dire l’amore e la bellezza di Dio e condividere pensieri di fede, certezze di carità e desideri e speranze.

  • Per questo abìtuati a non contrapporre ambiente reale e ambiente virtuale, il quale non è per niente qualcosa di finto. Non c’è dualismo tra vita online, quella vera, e offline quella finta (così come tra comunicazione verbale e non verbale), altrimenti vai incontro all’alienazione. “Finché si dirà che per vivere relazioni reali bisogna chiudere le relazioni in Rete si confermerà la schizofrenia di chi vive l’ambiente digitale come un ambiente che si nutre di banalità effimere. In realtà la vita è una sola, sia che essa viva nell’ambiente fisico sia che essa viva nell’ambiente digitale. E così la vita religiosa incarnata nella vita di una persona abituata a muoversi con disinvoltura nell’ambiente digitale, non è troppo rapidamente e semplicisticamente da considerare una tentazione da rifuggire. La Rete non è una realtà parallela, ma è chiamata essere uno spazio antropologico interconnesso radicalmente con gli altri spazi della nostra vita, e quindi anche della dimensione propriamente religiosa”[xii].
  • Se la rete è dunque da abitare, sei chiamato non solo a inscrivervi in qualche modo il significato e il valore della tua vita e della tua scelta verginale, ma anche a capire come la rete stessa ti sfidi a pensare e a ripensare la tua fede e la tua scelta: lasciati provocare, in altre parole (per render ragione della tua speranza, in ultima analisi). Sfrutta, in tal senso, l’occasione che ti offre la rete: quella di pensare insieme, di condividere la tua storia con quella d’altri, di costruire così contatti con persone che mai avresti potuto avvicinare e con le quale puoi addirittura costruire comunità.
  • Non dimenticarti, dunque: in Rete sei sempre nei panni del testimone, testimone di ciò che sei e di ciò in cui credi, di fronte a tutti e a ognuno. Per questo la Rete stessa ti offre la possibilità di permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare nuove forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti[xiii]. Pensa quanto questo potrebbe esser importante a proposito d’una scelta e d’una realtà mai capita dalla logica mondana come la verginità per il regno.
  • Ciononostante Internet può diventare un problema, quando di fatto si pone troppo al centro della vita e assorbe troppo tempo, col rischio di creare dipendenza, la Internet Addiction Disorder (IAD), che provoca gli stessi disagi e conseguenze di altre patologie da dipendenza come l’acolismo (colpendo la fascia dai 15 ai 40 anni d’età)[xiv]. Eccone i segni: disagio e difficoltà relazionale, eccessivo attaccamento al computer, bisogno di esser sempre connessi (to be always on), necessità di mentire (anzitutto a se stessi) sul tempo trascorso online, ansia, depressione e progressivo depauperamento delle altre attività che normalmente si svolgono nel tempo libero, isolamento, allontanamento dalla realtà e conseguente rifugio nel mondo virtuale[xv].
  • Proteggi la tua privacy, tieni conto che Internet a volte sembra ed è un mondo di bugie, ove la gente si nasconde, si trucca, s’imbosca, inganna, tradisce, confonde, si confonde. E non solo quando o perché ti ruba i tuoi codici segreti e ti svuota il bancomat, ma anche e soprattutto quando qualcuno giuoca coi tuoi sentimenti o ti porta dove tu non vuoi, senza che tu te ne accorga. Sappi dunque che nel momento in cui entri in tale mondo apri comunque le tue porte non sai bene a chi. Mai potremo saper con assoluta certezza con chi stiamo parlando o esser sicuri che la nostra conversazione non arrivi ad altri.
  • Ma soprattutto, come abbiamo qui più volte ricordato, se Internet può essere strumento e luogo di evangelizzazione: non nasconderti, allora, e presentati con la tua identità se decidi di entrare nella rete. Sii te stesso e non camuffarti, ingannando. Attento, cioè, al fenomeno della virtualizzazione della tua identità, ovvero alla presentazione di aspetti di te che non fai emergere nella vita reale, per nasconderne altri, oppure –al contrario- a non far emergere aspetti che pure fanno parte della tua identità, attuale e ideale. Non si vede, a tal riguardo, perché un consacrato che decide di comunicare col popolo del web (anch’esso è popolo di Dio), nei vari tanti modi in cui questo è oggi possibile, lo faccia in incognito o comunque nascondendo la propria identità. Non è per niente un buon segnale. Chi si nasconde non ha una buona percezione di sé né una identità positiva legata alle proprie scelte ideali di vita, non si stima, né sa dare ragione della propria speranza, di solito. Eppure, a quanto pare, molti don preferiscono navigare o chattare in incognito (ammesso che sia possibile fino in fondo).
  • Ancora, se vuoi usare Internet come strumento di evangelizzazione, devi assolutamente imparare il suo linguaggio, le sue regole, il suo stile…; devi apprendere a esser sintetico ed efficace, chiaro e semplice, con un titolo che attiri e anticipi il contenuto; e non pensare di poter usare un certo stile omiletico o comunque da uomo-di-chiesa. Al tempo stesso non è necessario che tu rinunci a una certa modalità comunicativo-relazionale (quella legata alla tua identità), né è necessario che ti abbassi a un certo tipo di linguaggio nella speranza di catturare interlocutori e credendo di essere originale. Semmai mettiti in testa che devi scrivere bene, focalizzato sull’argomento e ben informato, dunque prima documentati perché quanto presenti sia solido e supportato da persone autorevoli. Impara la “finissima capacità di operare ‘atterraggi’ emozionali e tecnici”[xvi], ovvero la capacità di “concludere” qualsiasi discorso, intervento, predica, lezione, catechesi, ma anche messaggio o messaggino perché non siano generici, banali, ripetitivi…, e tanto meno ambigui o sciocchi, ma perché resti impresso qualcosa di significativo per il destinatario, perché vi traspaia la tua identità e verità, ciò che tu ami, e porti all’impegno personale.
  • Rispetta gli altri in Internet. Uno che si comporta normalmente nei rapporti abituali e diretti, può trasformarsi in bestia quando va online; molte ricerche affermano, infatti, che determinati comportamenti messi in atto in chat non verrebbero mai in atto nella vita reale, in chat le persone appaiono fatalmente più disinibite[xvii]. Ciò è legato a uno dei rischi dei social network, ovvero all’analfabetismo emotivo, dovuto all’assenza della corporeità, che porta a sua volta alla mancanza di controllo delle proprie emozioni e all’incapacità di relazionarsi con le emozioni altrui. Dunque non usare un linguaggio aggressivo semplicemente perché nessuno ti vede e tu ti puoi sfogare, e non collaborare in alcun modo con nessun tipo di attività o programma che offenda dignità e diritti di altri, specie di minori e donne. Anche il semplice cliccare per andare a vedere e curiosare è già collaborazione (che verrà –tra l’altro- immediatamente registrata). Imponiti come regola assoluta e inderogabile di non entrare mai in websites di pornografia, pedofilia ecc[xviii], per non dare il tuo apporto a questa forma grave di disprezzo della persona umana.
  • Rispetta te stesso e la tua dignità e responsabilità. Non esser così ingenuo da pensare che quel che cerchi e vedi e ti abitui a cercare e vedere sia poi senza conseguenze per la tua vita e le tue scelte, per i tuoi sensi e la tua sensibilità. Non lamentarti se poi ti sentirai sempre più spinto a gratificare un certo tipo di curiosità o sempre più alle prese con un certo tipo d’immaginazione e fantasia. Non volerti così male al punto di accontentarti di finte gratificazioni, bruciate in un istante, con séguito di retrogusto doloroso, e a volte di vera e propria dipendenza, come un’ossessione compulsiva e frustrante. Non raccontarti balle al riguardo, per favore, tirando fuori la scusa che devi pur vedere certe cose per averne un’idea, che devi pur sapere cosa vedono i tuoi giovani, che tanto a te non fa nulla, che tu hai superato ormai la fase della curiosità sessuale preadolescenziale, che alla fine ti rilassa, che alla fine… non è mica peccato! Semmai interrogati se quanto stai facendo è in linea con la tua identità e verità, al punto che lo potresti fare anche in pubblico di fronte alla comunità …
  • Tieni conto del potere che ha il PC. È un potere non in generale, ma su di te, sui tuoi riflessi mentali, sui tuoi equilibri interiori, sulle tue sensazioni, sulle tue abitudini, sul senso della relazione, sul tipo di informazioni che sceglie di offrirti, sul tipo di ricerche che ti propone, sulla tua vita relazionale… Non esser passivo di fronte al PC, né così sempliciotto da ritenerti indenne e non influenzabile al riguardo. Anche il PC o l’uso che tu ne fai ha una connotazione morale. Di cui tu sei responsabile, attraverso l’uso abituale che ne fai.
  • Attento al rischio di esser fagocitato dal dover essere e rimanere in costante connessione con gli abitanti del Vedi piuttosto d’imparare a gestire tale desiderio (mania, preoccupazione, tensione…?) di connettività perenne, alla luce dei criteri legati alla tua identità, senza lasciarti prendere dalla paura di sentirti tagliato fuori se non attivi la chat di facebook o non condividi in continuazione foto e video. Ovvero non aver paura di sentirti solo soltanto perché non connesso, e semmai vivi in pieno la solitudine per esser presente in modo intelligente nella Rete, fedele alla tua identità di giovane e di consacrato, e non contribuire al caos cacofonico di troppi abitanti del Web.
  • Attraverso internet il mondo entra con facilità dentro le mura della tua casa, della tua comunità e della tua stanza, apre al mondo ma spesso chiude nelle stanze. Se da un lato il mondo entra nei nostri spazi comunitari e privati è altrettanto riscontrabile il tragitto inverso, i singoli e le comunità sono portati nel mondo senza lasciare le loro abitazioni. Segno di apertura, ma al tempo stesso rischio di eccentricità, ovvero di essere continuamente altrove, fuori dal principio di realtà e di incarnazione che richiede una presenza nel qui e ora dello spazio e del tempo, con le persone che qui e ora costituiscono la tua fraternità. Essere presenti nello scenario in cui si svolge la storia che ci riguarda non è solo una questione di presenza fisica ma soprattutto di presenza a se stessi, un essere presenti che si configura primariamente come un esserci in quel determinato frammento di storia. È lì che dobbiamo coinvolgerci con tutta la nostra personalità investendo la nostra affettività. Resistendo alla tentazione di dislocarci altrove.
  • Non iniziare né finire le tue giornate navigando in Internet. Perché l’inizio e la fine del giorno sono momenti importanti, in cui la persona “celebra” con un gesto, un simbolo, una parola, letta o meditata o scritta, una formula orante… ciò che è più significativo nella sua vita[xix]. C’è qualcosa di stabile e consistente, di sicuro e pacificante per il tuo cuore che ti è già dato e ti viene ridato ogni giorno nella tua vita senza che tu ti affidi a… incerte navigazioni per mari procellosi.
  • Tutti i tuoi atti in Internet lasciano tracce e hanno conseguenze, nulla in esso è anonimo, né nulla di occulto che non possa esser portato alla luce, tutto quello che fai in esso può esser seguito, controllato, scoperto e dunque può avere conseguenze impreviste e sgradevoli.
  • Cura il tuo PC, vedi di conoscerlo, di sapere come funziona, come lo si mantiene in buono stato, e soprattutto come lo si protegge. In fondo è anche un po’ vero che ognuno ha il PC che si merita, nel senso che se tu frequenti un certo tipo di siti tutto questo viene registrato, come abbiamo detto, da un invisibile controllore che comincia a conoscerti, a sapere i tuoi gusti e a… tenerne conto inviandoti quanto li può appagare. Non prendertela, allora, con l’invisibile tentatore, se sei stato tu a informarlo dei tuoi gusti.

Cencini Amedeo – Testimoni 9/2014

Note

[i] Un tentativo in tal senso ben riuscito è senz’altro il testo di C.Cangià, I consacrati e la rete. Abitare internet con sapienza, Roma 2013.

[ii] Cf A.Cencini, Verginità e celibato oggi. Per una sessualità pasquale, Bologna 2006, pp.186-188.

[iii] Ibidem, 188-190.

[iv] Ibidem, 190-191.

[v] Ibidem, 191-193.

[vi] A.Spadaro, Prefazione a C.Cangià, I consacrati e la rete, 10.

[vii] Cf Ibidem, 10-11.

[viii] Cf C.Giaccardo, Ansie e solitudini di vite iperconesse, in “Vita Pastorale”, 2(2013) 87.

[ix] F.Baiocco, Dieci regole per un uso sapiente, in “Testimoni”, 1(2013) 37.

[x] C.Cangià, I consacrati e la rete, 39.

[xi] Lo dice lo psicanalista Luigi Zoja, cit. in Giaccardo, Ansia e solitudini, 86. L’Autrice si chiede: “che cosa succede al prossimo in un’era in cui la tecnologia consente di sganciare la relazione dalla condivisione di uno stesso tempo, e soprattutto di uno stesso spazio?” (ibidem).

[xii] Spadaro, Prefazione, 12.

[xiii] Cf Benedetto XVI, Messaggio per la 47° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali.

[xiv] Non a caso il DSM dal 2013 codificherà ufficialmente proprio tale sindrome da Internet-dipendenza.

[xv] Cf ibidem, 52.

[xvi] Cangià, I consacrati e la rete, 119.

[xvii] Cf P.Wallace, La psicologia di Internet, Milano 2001.

[xviii] Dicono i dati che ben più della metà del traffico Internet a livello mondiale, nonché un quarto delle ricerche effettuate tramite Google e gli altri “motori”, hanno come oggetto materiale (foto, video, scritti) di natura pornografica. Difficile dunque dubitare che il web stia contribuendo significativamente a quel fenomeno di pornografizzazione dell’intera comunicazione di massa così avanzato ai giorni nostri (cf R.Stella, Eros, cybersex, neo porn. Nuovi scenari e nuovi usi in rete, F.Angeli, Milano 2011). Vedi anche il fenomeno del “sexting” , dalla fusione di “sex” e “text” ed è la moda sempre più diffusa tra gli adolescenti di tutto il mondo di inviarsi messaggi e foto a esplicito contenuto sessuale via cellulare o e-mail. La polemica, scoppiata prima negli Usa e poi in Gran Bretagna, ha preso sempre più piede anche in Italia. L’analisi è stata confermata dal sessuologo Maurizio Bini, direttore del Centro riproduzione e del Centro dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere all’Ospedale Niguarda di Milano: ”Il 74% degli adolescenti maschi e il 37% delle femmine ricorre al web per fare sesso, vedere sesso, sapere tutto sul sesso o cercare un partner; un dato che colpisce e che molto spesso i genitori sottovalutano”.

[xix] “Fa in modo che alla sera il Libro Santo accolga il tuo volto cadente di sonno” (S.Girolamo a Eustochio).

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Rivista mensile di informazione, spiritualità e vita consacrata, edita dal Centro editoriale dehoniano di Bologna (Italia).

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