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Ottobre 2015

Il vero nemico

Nei lavori sinodali nuovo clima di apertura pastorale e misericordiosa

Riportiamo una interessante riflessione di Raffaele Luise dal Blog della rivista il Regno. La diretta della rivista sui lavori sinodali si può seguire a questo indirizzo: Ilregno-blogspot.

“I padri sinodali si vanno lentamente orientando verso l’accoglimento della visione di papa Francesco, ribadita ancora una volta domenica scorsa all’apertura dell’importante assise‎, di una Chiesa cioè non società-fortezza, che si chiude, ma società-famiglia, che si apre con misericordia alla situazione concreta vissuta dalle famiglie del mondo”.
Ce lo hanno confidato , ieri sera (ndr. 9 ottobre 2015), alcuni autorevoli padri sinodali, che erano rimasti molto delusi e preoccupati all’ascolto della relazione introduttiva del cardinale Erdő, che, con un colpo solo, ha contravvenuto non soltanto alle parole introduttive del papa, ma è riuscito nella doppia impresa di “cancellare” sia il sinodo ordinario, che in quel momento iniziava, negando ogni possibilità di aperture o di novità sui temi portanti dell’assise, sia il sinodo straordinario dello scorso ottobre e il lavoro di tutto l’anno intercorso, che sono stati letteralmente spazzati via, misconoscendo quanto era stato affermato nell’Instrumentum laboris, e che cioè i lavori del secondo sinodo partivano da quanto acquisito nel primo:l’atteggiamento di misericordia come valore portante.
E così, mentre l’Assise del 2014 lasciava aperta la possibilità della comunione ai divorziati-risposati, ora Erdő sprangava la saracinesca del no. In linea con l’intenso lavoro di lobbying portato avanti, nell’intervallo tra i due sinodi, dai tradizionalisti, che sono riusciti ad arruolare tra le loro fila il conservatore cardinale ungherese.
Qualche porporato del settore dei resistenti a Francesco, come Pell, si e’ addirittura spinto a gridare al complotto ordito dalla Segreteria del sinodo, e dunque dal papa (!), per condizionare il dibattito. E’ stato così che Francesco, armato di santa pazienza, è intervenuto in aula ribadendo tre cose ovvie: che la dottrina sul matrimonio non era stata intaccata, che il documento-base del lavori rimaneva l’Instrumentum laboris, e che occorreva respingere l'”ermeneutica complottista” come non degna del sinodo.
Grazie al tempestivo e forte intervento del papa, la discussione ha potuto tornare su binari normali e il clima si e’ fatto più sereno all’interno dei circoli minori. Dove, ci dicevano diversi padri, il lavoro procede in un’atmosfera più armoniosa e proficua. In alcuni circoli si è raggiunta, ad esempio, l’unanimità nel correggere l’impostazione troppo negativa nei confronti della modernità, mentre si va definendo un atteggiamento più pastorale e di maggiore apertura alla misericordia da parte della maggioranza dei padri, e in particolare tra i vescovi africani.
“Se non possiamo attenderci delle novità, non si capisce perché siamo impegnati in questo lungo processo sinodale”, ha fatto notare in conferenza stampa l’arcivescovo Bruno Forte al cardinale tradizionalista Vingt-trois, che negava qualsiasi apertura. E da parte sua, il cardinale Francesco Coccopalmerio ha fatto notare che non c’è opposizione tra dottrina e pastorale.
Semmai – ha chiosato – c’e’ conflitto tra dottrina astratta e pastorale. Certo, il dibattito nei circoli minori riguarda ancora il primo dei tre punti in cui è articolato l’Instrumentum laboris, quello del “vedere” la situazione di vita delle famiglie. Più difficile sarà l’esame del secondo punto, quello del “giudicare”, e più ancora quello dell'”agire”.
Ma il nuovo clima e l’orientamento pastorale verso un’attitudine ispirata alla misericordia sembrano dati acquisiti che fanno moderatamente ben sperare
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