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Ottobre 2015

«Noi donne tenute in disparte al Sinodo»

«In questo Sinodo si è fatta molta disputa dottrinale e canonistica, ma si è restati lontani dalla famiglia reale e dalla sua storia».

Il giornalista Luigi Accattoli ha intervistato Lucetta Scaraffia, uditrice al Sinodo sulla famiglia, docente di Storia contemporanea alla Sapienza ed editorialista dell’Osservatore Romano. Fra le proposte avanzate da Lucetta Scaraffia vi sono: «moltiplicare la presenza delle donne tra i docenti dei seminari, valorizzare il loro apporto culturale nei campi teologico e biblico, fare un Sinodo sulla donna; inserire donne nel «Gruppo dei nove» che aiutano il Papa nel governo della Chiesa (sono cardinali), nelle Conferenze episcopali, nei livelli alti delle Congregazioni romane e sempre con diritto di voto».

Intervista a Lucetta Scaraffia

Ma lei è stata invitata al Sinodo dei vescovi come uditrice e con lei c’erano altre donne, dunque non c’è solo misconoscenza…

«Sono stata invitata e ne sono grata, ma non avevo diritto di voto, potevo solo ascoltare e parlare una volta come ospite. Anche nei gruppi di studio potevo parlare solo se invitata a farlo, ma dopo un poco non mi sono trattenuta e ho iniziato ad alzare la mano e la parola mi è stata data. Ho anche proposto un “modo”, cioè un emendamento al documento di lavoro e anche questo era contro il regolamento».

Dunque il suo giudizio sulla presenza delle donne in Sinodo è negativo?

«Molto negativo. Noi donne siamo la grande maggioranza tra le componenti attive della Chiesa, pensi alle suore che sono tante di più dei preti e dei frati, pensi alle catechiste, pensi al ruolo che abbiamo nella carità. È surreale che non dobbiamo essere presenti nel momento delle decisioni».

Il Papa ha detto che la vuole, quella presenza…

«È un grande proposito e io ho fiducia nel Papa, che mi appare determinato, coraggioso, abile nel perseguire gli obiettivi che si propone. Ma per quella presenza nelle decisioni siamo straordinariamente indietro, totalmente fuori campo. Un Sinodo sulla famiglia nel quale nessuna donna aveva diritto di voto: chi sa della famiglia più di noi?».

Secondo lei che spazio avreste dovuto avere in questo Sinodo, o in uno futuro, poniamo sulla donna nella Chiesa?

«Un ruolo corposo, sostanzialmente paritario, con diritto di proposta e di voto, con funzione di relatrici generali in modo da poter incidere fin dall’inizio dei lavori. Altrimenti si finisce con il parlare di una famiglia ideale, dell’idea di famiglia, ma non si afferra la realtà.

Eppure i documenti parlano molto delle famiglie ferite…

«È vero ma quando si deve andare sul positivo ci si rifugia o si evade nella poesia, si parla di “canto nuziale” e di “Chiesa domestica”, si fa della mistica sulla vita

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