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Marzo 2016

Gesù: pane spezzato, offerto come alimento

Tra i tanti nomi con cui è stato chiamata l’Eucaristia, quello che meglio esprime il senso e la ricchezza del sacramento è lo spezzar del pane.

I discepoli di Emmaus riconoscono il Signore “nello spezzare il pane” (Lc 24,35), la comunità di Gerusalemme partecipa assiduamente alla catechesi degli apostoli e “allo spezzare del pane”, a Troade ci si riuniva “il primo giorno della settimana a spezzare il pane” (At 20,7).

Come mai i primi cristiani erano così affezionati a questa espressione? Quali ricordi, quali emozioni risvegliava in loro?

Il pasto dei pii israeliti iniziava sempre con una benedizione sul pane. Il capofamiglia lo prendeva tra le mani, lo spezzava e lo offriva ai commensali.

Non poteva essere mangiato prima di essere spezzato e condiviso con tutti i presenti.

Fin da bambino Gesù ha osservato Giuseppe compiere devotamente, ogni giorno, questo rito sacro ed egli stesso, divenuto adulto, lo ha ripetuto più volte: a Nazaret, quando suo padre è venuto a mancare e, durante la vita pubblica, ovunque fosse invitato a mensa.

Una sera, a Gerusalemme, lo ha rivestito di un significato nuovo.

Durante l’ultima cena prese del pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: Questo sono io. Prendete, mangiate!. Parole arcane, enigmatiche che i discepoli compresero solo dopo la Pasqua.

Al termine della sua “giornata”, il Maestro aveva riassunto in quel gesto tutta la sua storia, tutta la sua vita donata.

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