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Dicembre 2016

III Avvento: L’autostrada di Dio

Il commento alle letture della III domenica di Avvento

Rallegratevi, rallegratevi, dice la liturgia fin dall’inizio. Rallegratevi perché Dio viene, av-viene. E ha molta fretta di av-venire fra la sua gente, con tutta la sua gente. È molto stanco di vedere persone in esilio, lontane dal monte della sua gloria, il monte da dove solo esce la Torah, l’istruzione che dona la luce e salva.

L’autostrada di Dio

Il grido di gioia sale non dal profeta storico Isaia, ma negli anni che precedono di poco il ritorno dall’esilio a Babilonia (538 a.C.). Dio ha fretta di portare la gente a casa. Di portarne molti. Possibilmente tutti.

C’era un’arteria giugulare che attraversava la Transgiordania biblica e che anche oggi è una elemento fondamentale nel sistema viario della Giordania attuale, il regno hashemita. Appunto, un regno… Era chiamata l’autostrada dei re, the kings heighway. Dal Golfo di Aqaba portava comodamente al Nord, a Damasco e ben oltre.

Ma i re usano le strade non per visitare la loro gente, ma per fare le guerre. Quando giunse il tempo in cui i re erano soliti andare in guerra (cf. 2Sam 11,1), Davide manda i suoi ad assediare Rabbà, a devastare gli ammoniti. Lui invece resta comodamente a Gerusalemme, e si prende Betsabea, la moglie del generale Uria impegnato in battaglia. Non sono queste le strade regali che piacciono a Dio. E allora se ne fa una tutta sua, nuova di zecca, selciata, alberata, con i punti di ristoro fra oasi che fanno risuscitare i morti.

Av-vento è tempo in cui è Dio a venire. Di solito si sente dire che dobbiamo andare a Dio, cercarlo, implorarlo. Tutto vero. Ma oggi è una domenica speciale, che ci ricorda che l’impresa di costruzione è tutta divina. E allora egli costruisce un’autostrada tutta fiorita, profumata, con l’arredo autostradale curato nei minimi dettagli, con il meglio degli splendidi cedri del sognato vicino Libano, lo splendore dei boschi e della frescura del Carmelo, con fiori profumati e colorati della pianura di Saron!

Dio si è stancato dell’esilio dei suoi, di vedere la gente fallire il bersaglio (questo vuol dire “peccare”), vivere lontano da “casa”, alienati dal meglio di se stessi, delle proprie famiglie e delle proprie comunità. Hanno perso il centro, vivono scentrati. Non è giusto. Non è umano. Non è divino.

L’autostrada dei poveri

Dio ha fretta di portare a casa la sua gente. Sono messi male: ciechi, zoppi, storpi, sordi, muti. Gente che non parla più con Dio, con gli altri e nemmeno con se stessa. Digita solo forsennatamente sul cellulare. Tutti adolescenti ben stagionati. Globalizzati nell’indifferenza e nella noia fredda che morde il cuore e allora si dà al bullismo, al mobbing e allo stalking. E, se non può avere, uccide. Gente impura, perché offende la sua dignità, quella bella immagine stampata in splendida carta patinata, pagata sull’unghia da Dio stesso.

Tutti vivono sotto gli standard belli della felicità di figli. Dio li riporta a casa di fretta e, per questo, non vuole caselli né biglietti da pagare. Questa gente non ha niente, ha bisogno di tutto e tanti segnali portano a far abbassare le braccia senza speranza, a sentire il tremito delle ginocchia per il futuro senza lavoro, con l’aria irrespirabile, con società multirazziali non accettate da tutti.

Dio ha deciso la sua vendetta. Li salverà (tutti)! (Is 35,4). Questa, e solo questa, è la vera vendetta del Dio della Bibbia! C’è smarrimento nel cuore, fiacchezza di gambe e fiato corto. La pressione del sangue è a terra. E allora Dio organizzerà una bella colonna, degna della migliore Protezione Civile (Is 35,10). Vi saranno trasportati tutti i riscattati dal go’el, “il redentore/riscattatore”, il parente più prossimo che doveva salvare le situazioni difficili in assenza, forzata o meno, del titolare del compito. Dio è il parente più prossimo dell’uomo, l’unico che possa sbrogliare una matassa così intricata dove egli è andato a cacciarsi esiliandosi da se stesso, dagli altri, da Dio. Dio l’aveva già fatto col primo esodo, quello dall’Egitto. Ora dovrà rifarlo a partire da Babilonia.

La colonna è preceduta dagli apripista specializzati, con un motto sulla bandiera: “La felicità perenne”. La retroguardia, invece, ha come slogan: “Gioia e felicità”. La fantasia non è molta, ma è un bel sentire e un bel procedere. Tristezza, pianto, bestie feroci, leoni, sete inestinguibile spariranno dalla vista. Sono spazzati via dalla colonna in rapido movimento. Restano nel sottofondo del cuore come memoria dolorosa e maturante, ma il tempo della loro vittoria schiacciante è ormai stato spazzato via da giorni di gioia indescrivibili, tanta è la felicità di tornare a casa. E Dio riporta tutti. Gli impuri e i morti non ce la possono fare. Non sono ammessi. E allora lui li rende puri tutti – se vogliono – anche i più riottosi o “nemici”, e fa risorgere anche i morti! Questo è il bacio di Dio Padre che ci arriva dal Primo Testamento.

Non scandalizzarti di Dio! I poveri sono evangelizzati

E Gesù accoglie il bacio di Dio Padre e lo rilancia in modo definitivo, radicale, che tocca la profondità della vita filiale di uomini e di donne. Beato chi non inciampa (= skandalon/inciampo), chi non si scandalizza per i modi di fare di Dio e del suo Unto/il Cristo, dice Gesù ai messaggeri inviatigli dal Battista, relegato da Erode Antipa nella fetida galera del Macheronte, al di là del Giordano. (La perfida Erodiade gli avrà fatto usare l’autostrada dei re per fare il più presto possibile?).

Il bacio del Cristo è agli stessi poveri già baciati dal Padre, che aveva promesso un ritorno e una guarigione alla grande. Con Gesù anche i morti risorgono, se gli danno ascolto… E adesso tutti potranno lodare Dio con gioia per strada, in sinagoga, ma anche nel tempio, se vogliono, assieme a tutti gli altri, finalmente!

Gesù dice a tutti e manda a dire al suo ottimo apripista che egli è una grande persona, un profeta dalla schiena dritta. Deve solo riaggiustare un po’ il tiro nel capire bene le modalità di azione di Dio nel salvare la gente. Serve poco minacciare, tagliare teste, andare a Dio per separazione invece che per comunione. Gesù, l’Unto, il go’el definitivo, il riscattatore radicale, porta anche lui la sua bandiera nella colonna della Nuova Protezione Civile: ai poveri è annunciato il vangelo! Ai poveri è annunciata la bella notizia che Dio vuole loro bene, il loro vero bene, il loro bene integrale.

Giovanni Battista è più che un grande profeta, è una cerniera fortissima fra il Primo e il Nuovo Testamento. Che Dio volesse così tanto bene ai poveri, a tutti i poveri, senza fargli fare tante trafile, non l’aveva mai sentito dire ben chiaro, durante il tempo della sua formazione. Ora l’ha sentito, l’ha visto (in una buia galera, ma col cuore ora ben illuminato) e ha capito bene. Il povero amato da Dio cambierà il mondo radicalmente, perché chi non ha niente e si sente ben voluto, da persone grandi o piccole che siano, stravolge ogni ostacolo per dirlo a tutti e farne partecipi tutti. Il più piccolo nel regno dei cieli, di Dio e di Gesù, è più grande delle idee imperfette del profeta Battista. Ma credo che il galeotto ben evangelizzato abbia battuto tanti in velocità e sia in pole position nella colonna della Nuova Protezione Civile.

Sono state chiuse solennemente le porte della Misericordia, adesso è il tempo di viverla sul serio e di prendere l’autostrada di Dio, il vangelo dato ai poveri.

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