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Dicembre 2016

Rifugiati nostri fratelli

Il summit della Pontifica accademia delle scienze sociali e un'esperienza dei gesuiti in germania

Un recente rapporto della Caritas Internationalis ha dichiarato che attualmente i migranti sono 65 milioni, di cui 21,3 sono rifugiati costretti a scappare dal loro paese. Anche l’ONU lo scorso 16 settembre ha evidenziato in una dichiarazione come sia fondamentale la protezione dei migranti.

In questo contesto, non molta risonanza ha avuto il summit tenutosi a Roma il 7-8 dicembre, organizzato dalla Pontificia Accademia delle scienze sociali, che ha radunato a Roma 80 sindaci provenienti da varie parti d’Europa. “Questo Summit – si legge nel sito della Pontificia Accademia delle scienze sociali – è stato convocato per attirare l’attenzione internazionale sulla minaccia alla stabilità mondiale rappresentata dal crescente numero di rifugiati nel nostro pianeta, un numero che al momento supera i 125 milioni”.

Al termine del Summit, un messaggio finale redatto in inglese e in spagnolo, ha pure avanzato alcune proposte come l’apertura di corridoi umanitari, un impegno più serio contro il traffico delle persone e le nuove forme di schiavitù.

E la vita consacrata che cosa fa? Molte sono le iniziative. Fra le tante, segnaliamo il progetto dei gesuiti nella diocesi di Essen in Germania. Si tratta di un progetto in fase di costruzione, ma che prevede l’accoglienza in una casa parrocchiale di 8 rifugiati. La particolarità di questo progetto, come spiegano i p. Lutz Müller e Ludger Hillebrand è quella di vivere insieme ai rifugiati, in un’ottica di inculturazione e interculturalità. Non è un ‘campo profughi’ in miniatura bensì una convivenza tra fratelli e sorelle. Naturalmente, il progetto ha suscitato dibattito e anche polemiche ma i due gesuiti non sono sprovveduti perché hanno alle spalle esperienze sociali e di contatto con il mondo dei rifugiati.

La casa sarà dedicata alla memoria di p. Frans van der Lugt il gesuita olandese assassinato in Siria nel 2014. Non si tratta solo di una memoria ma, come hanno spiegato i padri, la sua esemplare vita ha ispirato l’avvio di questo nuovo progetto.

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