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Dicembre 2016

Un banale anniversario?

"Grazie, grazie, grazie, grazie senza fine!"

Oggi 1 dicembre ricorrono 100 anni dalla morte di Charles de Foucauld, ucciso da predoni del deserto all’età di 58 anni, a Tamanrasset, nel sud dell’Algeria. Oggi la famiglia spirituale di Charles de Foucald conta migliaia di aderenti tra consacrati e laici in tutto il mondo.  Riportiamo una breve riflessione dal sito dei Piccoli fratelli di Gesù.

Questa data è cara ai “piccoli fratelli di Gesù”. Il primo dicembre, giorno anniversario della morte di Charles de Foucauld, è un’occasione particolare per ricordare colui che ha ricevuto la grazia di uno sguardo nuovo sul Vangelo alla luce della vita di Gesù a Nazaret!

Quest’anno, a cent’anni della morte di Charles de Foucauld, ci sono state molte occasioni per rievocare quest’uomo e i suoi vari volti prima e dopo la conversione, esploratore e militare, nel monastero e a Nazaret, nel deserto da solo e con molti corrispondenti… L’anno del Centenario volge alla sua fine. Ne approfittiamo per sottolineare due aspetti del ricordo.

Un volto poco conosciuto 

Un volto troppo poco conosciuto di Charles de Foucauld sarà messo in luce il primo dicembre di quest’anno: il linguista. Così, delle università francesi e algerine organizzano a Parigi un “colloque interdisciplinaire” sul suo lavoro linguistico: Charles de Foucauld, pluriel. Une vie, une œuvre, une postérité

È forse uno dei modi più belli di ricordare Charles de Foucauld che di riunire per due giorni dei ricercatori universitari francesi e algerini per studiare il suo contributo alla conoscenza della cultura e della lingua tuareg.

Tra i tanti modi per ricordarsi, lasciamoci anche condurre su una strada proposta da fratel Charles:

“[Charles de Foucauld] sa che Dio l’ha preceduto da sempre, anche nella lontananza. «Dio prepara le cose da lontano e fa servire alla salvezza i buoni, i cattivi e gli atti che si sono fatti pensando il meno possibile a Lui», scriverà più tardi. Più volte si sofferma a far memoria a sé stesso della «duplice storia» del suo passato e degli interventi della misericordia del Padre, come nella lunga confessione del Ritiro di Nazaret oppure quando legge il Salmo 8. L’ultimo anno di vita, il 15 luglio 1916, suggerirà di fare lo stesso a Massignon, tentato di ripiegarsi amaramente sul suo passato. Legge la parabola del Padre Misericordioso e, immedesimandosi nel figlio prodigo, dopo aver evocato le grazie precedenti la conversione, compresa la “strana preghiera”[ «Mio Dio, se esisti, fa’ che Ti conosca!»ndr], esclama: «O Dio di bontà che non avevi smesso di agire dalla mia nascita in me e attorno a me per far arrivare quel momento, con quale tenerezza “accorrendo subito, mi gettasti le braccia al collo, mi abbracciasti”, con quale premura mi rendesti la tunica dell’innocenza… e a che divino banchetto, ben diverso da quello del padre del figlio prodigo! Ma come sei mille volte più tenero di lui! Come hai fatto mille volte di più per me che lui per suo figlio! Come sei buono, mio Signore e mio Dio! Grazie, grazie, grazie, grazie senza fine! … Quali sono i miei doveri verso questo Padre amatissimo? Anzitutto amarLo, poi amarLo, e infine ancora amarLo, perché amare contiene tutto…». (“Preghiera e mistica in fr. Charles” piccola sorella Annunziata)

Se questo primo dicembre ci portasse a far memoria di noi stessi, non ci permetterà di scoprire che ognuno di noi ha una storia con Dio? di trovarci gli interventi di misericordia del Padre?

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