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Giugno 2017

Mission is possibile

Ad ottobre si terrà a Brescia il primo festival missionario promosso dalla Conferenza degli istituti missionari italiani, dalla CEI e da alcuni Isituti religiosi missionari. Gerolamo Fazzini ideatore e direttore dell'evento spiega le motivazioni.

In Italia prende sempre più forma organizzare eventi religiosi sotto la forma di festival: così abbiamo il festival francescano dedicato alla realtà francescana, oppure il festival biblica che approfondisce tematiche bibliche. Ad ottobre per la prima volta a Brescia si terrà il festival missionario, una manifestazione che ha lo scopo di portare l’attenzione della gente comune sul tema della missione. Il festival avrà lyuogo dal 13 al 15 ottobre 2017, sul tema “Mission is possible”.
Promotori dell’iniziativa sono:  la Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani), l’Ufficio nazionale Cei per la cooperazione missionaria fra le Chiese e il Centro missionario diocesano di Brescia. La Cimi comprende i rappresentanti dei seguenti istituti missionari: Comboniani e Comboniane (Pie Madri della Nigrizia), missionari e missionarie della Consolata, missionari e missionarie della comunità di Villaregia, missionari e missionarie saveriani, Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), missionarie dell’Immacolata, missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, Padri Bianchi (Missionari d’Africa), francescane missionarie di Maria, Società delle missioni africane e Verbiti (Società del Verbo Divino).

Qui sotto riportiamo l’intervista a Gerolamo Fazzini, giornalista e scrittore, direttore artistico del Festival.

Perché un Festival e non un convegno?
Perché il contesto in cui ci racconteremo – come mondo missionario – dev’essere laico, per evitare di parlarci addosso. Non si farà quindi l’ennesimo convegno dove, a porte chiuse, si parla in ecclesialese, ma si andrà in piazza. Abbiamo pensato alla formula del festival perché permette di sperimentare linguaggi diversi (e in parte anche nuovi) grazie ai quali provare a intercettare il maggior numero di persone, in special modo i giovani. Per questo motivo nei giorni del Festival sarà proposto un ampio ventaglio di eventi: testimonianze missionarie, mostre fotografiche, concerti, incontri con l’autore, tavole rotonde, spettacoli, momenti di preghiera, iniziative ad hoc per bambini, famiglie e scuole…

Non c’è il rischio di scimmiottare quanto avviene altrove, visto che di Festival l’Italia è già piena?
Il rischio c’è ma ne siamo consapevoli: stiamo cercando in vari modi di “fare la differenza”. Mi spiego. In primo luogo vigileremo sia sull’entità dei costi finali che sul tipo di contributi (e di donatori) a sostegno dell’iniziativa. Sappiamo bene che con la stessa quantità di denaro che occorre per un festival (diverse decine di migliaia di euro) nei Paesi del Sud del mondo si possono realizzare iniziative solidali persino più importanti, a livello sanitario, educativo o altro; proprio per questo ci è chiesto un supplemento di lungimiranza. Stiamo attivando una serie di sinergie con diversi partner che, in misura diversa, hanno contribuito anche economicamente, o si apprestano a farlo, per la buona riuscita dell’impresa.
In secondo luogo, daremo al festival il colore di una “festa”: una parte degli ospiti che verranno da fuori Brescia (missionari, delegati dei centri missionari diocesani, ecc.) saranno ospiti di famiglie e oratori, perché il festival non sia una semplice “kermesse”, ma il più possibile un’esperienza che lascia il segno.
In terzo luogo, vorremmo che – alla fine dei tre giorni – rimanesse un “segno” concreto, al di là della girandola di parole, musica, incontri… Da ultimo, ma non è la cosa meno importante, durante tutti i giorni del Festival (e questo non accade altrove!) in una chiesa del centro cittadino ci sarà l’adorazione eucaristica permanente: un segno forte, per richiamarci al Protagonistadella missione.

Uno degli obiettivi dichiarati del Festival è proporre il mondo missionario come realtà corale, sinfonica e unita. Una sfida non facile, ma entusiasmante…
Sì: vogliamo provare a fare un Festival insieme, vivendo questa opportunità come una palestra di comunione, dove le differenze vengono esaltate in quanto ricchezza da condividere a beneficio di tutti. Da molti istituti missionari sono arrivati segnali di apertura, collaborazione e disponibilità. Se l’evento-Festival e la sua comunica

zione saranno frutto di un lavoro di squadra dove ogni carisma è valorizzato – e stiamo lavorando perché sia così –potrà diventare una testimonianza significativa e già “missionaria” in sé.

Che risultati vi attendete dal Festival?
Nessuno, promotori compresi, è così ingenuo da immaginare che un Festival di tre giorni possa essere una bacchetta magica in grado di risolvere questioni annose e crisi di lunga data. Diciamo che, per usare parole di Papa Francesco, più che occupare spazi, con questa iniziativa vorremmo innescare processi. Detto ciò, l’auspicio dei promotori è che ogni realtà coinvolta si impegni per mettere in gioco le sue forze migliori a servizio del Festival.

Ormai la macchina organizzativa è in moto da tempo. Che sensazioni avete raccolto?
Quando – nell’estate 2014, a Pesaro – per la prima volta ho presentato alla Cimi (Conferenza istituti missionari italiani) l’idea del Festival della Missione, maturata insieme ad alcuni amici, non potevo immaginare che quella palla di neve sarebbe diventata una valanga. A distanza di oltre due anni, devo dire che la sensazione è di un notevole dinamismo: all’interno del mondo missionario, il progetto Festival pare abbia risvegliato un po’ di entusiasmo sopito e messo in circolo energie nuove.

E Brescia? Come stanno rispondendo la città e la diocesi?
La risposta di Brescia, intesa sia come comunità ecclesiale che come istituzioni civili, è stata a dir poco positiva. C’era da aspettarselo, da una città vivace e multiculturale com’è la Leonessa; c’era da immaginare, inoltre, che una Chiesa dinamica come quella bresciana, segnata da figure importanti (il gesuita Giulio Aleni, primo biografo di Ricci, san Daniele Comboni, la beata Irene Stefani, per finire col Papa missionario Paolo VI), reagisse con entusiasmo all’appello. Ma, ripeto, sin qui le risposte sono state persino superiori alle attese.
Aggiungo che, a dar man forte ai missionari e a Brescia, è scesa in campo la Cei, grazie a Fondazione Missio. Il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, bresciano di origine e presidente della Commissione episcopale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, ha dato il suo convinto appoggio e lo ha ribadito negli incontri del Comitato scientifico, svoltisi negli ultimi mesi, nei quali si è discusso il programma del Festival. Tutte ottime premesse, insomma, per la riuscita dell’iniziativa.

Trattandosi di una “prima volta”, il Festival avrà bisogno di farsi conoscere nel panorama mediatico. Come state lavorando su questo fronte?
Cercando, in primis, di costruire una serie di alleanze con vari interlocutori, che vanno dalle riviste della Federazione della stampa missionaria alle testate della Cei: su entrambi i fronti abbiamo avuto riscontri positivi. Ma – ovviamente – chi segue la comunicazione punterà a coprire l’evento a 360 gradi, coinvolgendo (o almeno provando a farlo) anche il mondo laico. In caso contrario, ancora una volta cadremmo nell’autoreferenzialità.

Quanto al programma che notizie ci sono?
Il programma del Festival è a buon punto: siamo in attesa di risposte da parte di alcuni relatori (ma diversi altri ci hanno già assicurato la loro presenza) e di una serie di conferme sul versante artistico. Ci vorrà ancora un po’ di pazienza prima di vedere il cartellone definito nei dettagli, ma dopo Pasqua potremo già offrire il quadro generale dell’iniziativa; dopo di che sarà nostra cura segnalare gli aggiornamenti tramite il sito e i social network.

E circa le modalità di partecipazione?
Per i missionari e le missionarie, i delegati dei Centri missionari diocesani e gli altri membri di realtà missionarie che vengono da fuori e intendono soggiornare a Brescia dal 12 al 15 ottobre, verrà predisposto un pacchetto che prevede l’alloggio e il vitto (colazione e cena) a prezzi contenuti. Anche su questi aspetti a breve partiremo con una comunicazione dettagliata.

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