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Ottobre 2017

Nuovi diritti, nuovi sospetti

La promozione dei diritti umani nell’azione internazionale della Santa Sede suscita alcune domande: perché oggi rinasce il sospetto ecclesiale? È un semplice ritorno all’antimodernità o si tratta di un allarme per garantire il futuro delle conquiste della modernità?

170 anni di denuncia (1791-1963), 32 anni di aperto sostegno (1963-1995), 22 di rinnovato sospetto (1995 ad oggi): con eccessivo schematismo si può sintetizzare così l’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti dei diritti umani, espressi dalla rivoluzione francese (1789) e formulati dall’Onu nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948.

Ne ha parlato alla Fondazione della campana dei caduti di Rovereto (28 luglio) mons. Paolo Rudelli, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, con una corposa relazione: La promozione dei diritti umani nell’azione internazionale della Santa Sede. La schematicità delle date, se non dà nota della complessità dell’argomentazione, suggerisce la domanda: perché oggi rinasce il sospetto ecclesiale? È un semplice ritorno all’anti-modernità o si tratta di un allarme per garantire il futuro delle conquiste della modernità?

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Rivista mensile di informazione, spiritualità e vita consacrata, edita dal Centro editoriale dehoniano di Bologna (Italia).

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