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Novembre 2017

Dall’autorità alla diaconia

L’ autorità nella Chiesa è valutata in base al suo carattere di «servizio», che non lo è quando nei discepoli di Cristo traspare, invece, la preoccupazione di sé, del rango, di carrierismo, delle precedenze, di quell’eccedere che si manifesta anche negli abiti nelle insegne e nei titoli antievangelici: eminenza, eccellenza, superiore, superiora.

All’inizio della Chiesa le giovani comunità neotestamentarie per descrivere le funzioni al proprio interno, usano la parola «diakonia» che in linguaggio corrente andrebbe tradotta con «servizio a tavola». La preferenza del termine laico era dovuta al fatto che Gesù ha sempre evitato espressioni attinenti ad autorità civili o religiose, escludendo così radicalmente nella vita della comunità ogni somiglianza con il sistema di potere gerarchico e di sottomissione in uso nella società, 1 per dichiarare invece che l’essere veri discepoli del Signore è dato unicamente dalla fedeltà al «voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8-9).

Con il dire «servizio a tavola» si ricreava allusivamente – scrive H.Küng – l’atmosfera del banchetto, laddove più che in ogni altra occasione risaltava la differenza tra padrone e schiavo, tra signori adagiati attorno alla mensa e servitori.

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Rivista mensile di informazione, spiritualità e vita consacrata, edita dal Centro editoriale dehoniano di Bologna (Italia).

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